So che non è poi così difficile smettere di fumare -ci siete riusciti tante volte- però esiste un metodo che benché sia leggermente laborioso si rivelerà irrimediabilmente efficace.
Fate conto di essere in due -vivamente consigliato e per la complicità e per il vicendevole sostegno- e siete uno di Reggio e l'altro di Messina, l'aeroporto che vi riguarda è il Tito Minniti di Reggio Calabria. Atterrerete a Fiumicino, con un qualche mezzo di trasporto a vostro piacere vi porterete al centro di Roma e andrete in cerca di un avvocato. Qui non si possono dare indicazioni precise nè dell'ubicazione dello studio nè del nome del nostro legale, vi aiuti questo suggerimento: il suo nome lo direte suonandolo con un dito, al plurale. Basta, andrete avanti e sarete in una stanza le cui pareti saranno ricolme di ritratti di eminenti celebrità che non farete fatica a riconoscere, dalla soubrette al presentatore televisivo, dall'onorevole alla testa coronata: ne sarete favorevolmente impressionati. Voi vi accomoderete su una poltrona confortevole, il vostro amico assisterà a questa scena: l'avvocato comincerà a picchiettare con la punta delle dita il vostro torace e poi la testa e ancora le braccia e voi lo guarderete scettico, di quello stesso scetticismo che il vostro amico leggermente in disparte manifesterà con ammiccamenti, spasmi facciali e l'inequivocabile gesto della mano racchiusa e portata alla bocca aperta : "Ndi sta mbuccandu i sordi!" La scena sarà replicata allorquando vi scambierete la poltrona. Pagherete l'onorario e uscirete, andrete a pranzo in un buon ristorante nei pressi di piazza di Spagna, mangerete con gusto e dopo il caffè uno dei due dirà: "Nda fumamu na sigaretta?". L'altro dovrà dire: "Comu? vinnimu finu a ccà, spindimmu tutti sti sordi, nenti, non si fuma!".
Dieci anni dopo quando ancora lo racconterete non vi crederanno ma a voi che ve ne fotte? Non avete più fumato, questo conta.
Appendice: Lista della spesa
Aereo A/R 400 mila £
Taxi 30 mila £
Onorario dell'avvocato 400 mila £
Pranzo 30 mila £
Totale 860 mila £ cadauno (uno, l'uomo di RC, è mio fratello N; l'altro, l'uomo di ME, è G.S.)
Benvenuti a Favazzinablog
Se vi va di partecipare potete contattarmi su skype (mauro.fuca) o scrivere un commento anonimo al blog (scrivete in ogni caso la vostra email) così vi faccio diventare autori del blog e potrete darmi una mano.
Salutamu!
UGRECU
lunedì 19 gennaio 2009
Come smettere di fumare
U scriviu:
arcade fire
u iornu:
lunedì, gennaio 19, 2009
11
commenti
Argomento: Curiosità
FC LIDONAUSICAA
Il sito non è aggiornato. Notizie non ne arrivano. Mister, Negretto, Ferrovieri e Belloepossibile non potete metterci al corrente? La FC Lidonausicaa è a squatra ru blog, l'unica che unisce interisti milanisti juventini romanisti eccetera. Vi preghiamo di tenerci aggiornati.
U scriviu:
arcade fire
u iornu:
lunedì, gennaio 19, 2009
4
commenti
Argomento: Notizie di Favazzina
domenica 18 gennaio 2009
I CENTENARI
I Ragazzi della Via Paal (favazzinoti)
Cento anni nel 2007, ma non li dimostrano. Sono proprio loro: Arcade, U Longu, Spusy e …
Le generazioni cresciute qualche miglio sotto quella che oggi galleggia «tre metri sopra il cielo», hanno sognato di tigri e pirati della Malesia, detto bugie e temuto di finire nella pancia di una balena come Pinocchio, sorriso con il buon Garrone di Cuore, ma soprattutto pianto disperatamente per la morte del piccolo Ernesto Nemecsek de I ragazzi della via Paal. Una storia che ha commosso il mondo, un libro sempre giovane nonostante i suoi cent'anni, che ha reso eterno il suo autore Ferenc Molnár.
EDIZIONI CIAPONNO
I ragazzi della via Paal Favazzinoti / Ferenc Molnar ; traduzione di Georgie ; [illustrazioni di Malumbra].
U scriviu:
georgie
u iornu:
domenica, gennaio 18, 2009
3
commenti
Argomento: Varie
sabato 17 gennaio 2009
Il fiorellino
La mia passione per la medicina si e' sviluppata in seguito all'ammirazione che ho sempre avuto per il medico condotto che, al nord, veniva a trovarmi a casa per darmi sollievo dagli attacchi d'asma che spesso interompevano le mie giornate da bambino.
Mi ricordo che dopo aver fatto le cliniche chirurgica, ostretica e medica, mi sono risoluto di passarmi delle ore all'ospedale di Scilla, con l'intento di imparare dai colleghi scigghitani le perle della medicina ambulatoriale.
I colleghi scigghitani mi davano una certa latitudine in cio' che facevo, essenzialmente mi lasciavano fare tutto e si intromettevano solo al momento della prescrizione dei medicinali o delle altre raccomandazioni che comportavano firme. Io pensavo che loro avessero fiducia nelle mie capacita', ho imparato piu' tardi che semplicemente mi lasciavano fare tutto cosi' loro non facevano nenti!
Cosi' un giorno arrivai all'ospedale come al solito e cominciammo a vedere pazienti. Una signora si presento' con la sua figlia e espose la ragione della visita. "A mi figghia ci pruri dda" e col suo mento indico' generalmente nella direzione della giovane paziente. Io, che non avevo capito niente altro di quello che la madre diceva in dialetto, diligentemente cercai di chiarire la storia e chiesi da quanto tempo le prudeva dda e che era successo prima che i sintomi cominciarono.
La madre replico': "idda si stava fandu nu bagnu a nura quando le api vinniru e a pungiru dda". Capisco, dissi io in italiano, e cominciai a dirle che non si doveva preoccupare che tutto sarebbe passato nel giro di pochi giorni con trattamenti topici. La signora un poco impaziente ora mi chiese: "ma nun a vuliti viriri a mi figghia dda?" Signora, le dissi io, la sto' vedendo a sua figlia , lei ha una puntura d'ape sul petto che passera' presto. "chiu sutta i ddocu, chiu sutta, dutturi," disse la madre ora un poco impazientita e mi chiese alzando di poco la voce "ma vui dutturi r'aundi viniti ca voshra parrata ieu na capisciu". I mei colleghi scigghitani, che ora si erano interessati al dramma dinnanzi a loro, cominciarono a stuzzicare la donna per vedere dove la storia andava a finire. "chistu esti nu dutturi i Milano, ru nord. Iddu esti nu dutturi bravu sapiti", "ma picchi' nun voli viriri a mi figghia dda sutta?" Ora io un poco impazientito le chiedo "dassutta aundi signura, aundi? e lei mi disse "nto fiorellinu, dutturi, nto fiorellinu." Finalmente io capii, pero', fingendo ancora di non sapere dove dovevo vedere sua figlia, le chiesi, tra lo spasso dei colleghi, "ma signora, e che cos'e' il fiorellino?" al che lei ora mi disse piu' calma e con l'attitudine da maestra: "dutturi, ma scusati, vi laiu a diri a vvui chi viniti ru nord i sapiti tuttu?" e quando io feci cenno che non sapevo di che stava parlado lei continuo' "dutturi, dutturi, i masculi hannu u cazzu, i fimmini tenunu a f.....la fermai con la mano e fini' la frase per lei...u fiorellinu. "eh pa'maronna tantu ci vuliva mindi capimu?" disse la madre esultante e finalmente soddisfatta.
U scriviu:
Antonio
u iornu:
sabato, gennaio 17, 2009
4
commenti
RT
Passi dentro il buio del vicolo, lenti pesanti ritmici. La sedia è appoggiata al muro, a tratti il bagliore di un fuoco ravvivato e il fumo, nastro grigiopallido dalla bocca attorno al viso e su per il cappello. Dondola la testa scandendo il ritornello ca liotu ca liotu ca liotu. L'ombra nera è davanti ai suoi occhi neri, immobile: "Quello che vuoi". Un alito di vento gelido disperde il fumo e agghiaccia la sua voce, chiede: "Ferma il tempo che fu".
31 ottobre il veccio col panama e la pipa
Passi dentro il buio del vicolo, lenti pesanti ritmici. Fumo biancopallido, la brace lampeggia e la bocca mastica la cantilena ca liotu ca liotu ca liotu. Davanti ai suoi occhi neri l'ombra nera: "Quello che vuoi". Una finestra sbatte, un rigagnolo di acqua gelida scorre ai piedi della sedia appoggiata al muro e agghiaccia la sua voce, chiede: "Ferma il tempo che sarà"
31 ottobre il veccio col panama e la pipa
Dentro il buio del vicolo l'ombra nera è davanti agli occhi neri. Stanca monotona flebile la litania ca liotu ca liotu ca liotu, un filo di fumo esile come uno stelo biancheggia perdendosi nell'oscurità. Si è tolto il cappello e lo tiene nelle mani. L'ombra nera gelida nella notte senza stelle senza luna senza nulla: "Quello che voglio". Il veccio col panama e la pipa chiede: "Ferma la mia vita e dopo, per favore, spegni la mia pipa".
Gennaio i commenti sono stati ripristinati
U scriviu:
arcade fire
u iornu:
sabato, gennaio 17, 2009
3
commenti
Argomento: Ricordi
venerdì 16 gennaio 2009
La nebbia
Faceva freddo quella domenica mattina e c’era un’umidità che entrava nelle ossa, ma freddo o non freddo dovevamo andare alla vigna a lavorare e con mio padre non c’erano giornate brutte o giornate belle, per lui erano tutte le stesse, tutte buone per travagghiari.
Quella domenica aveva deciso di andare a Brancatò e lui, mia madre ed io di buonora ci avviammo. Io ero ancora un bambino, avrò avuto sei anni, e li aiutavo come potevo data la mia giovane età. Avevamo finito il lavoro che c’era da fare ed eravamo pronti a tornare a casa, ma mio padre che non era mai sazio, volle andare in una vigna li vicino a completare un altro lavoro e insieme a mia madre si allontanarono lasciandomi lì ad aspettarli. Rimasto solo mi sedetti sul ciglio di una armacia (sono sempre ricorrenti nei miei pensieri) e mi misi a guardare il mare e a contemplare lo splendido panorama che da Brancatò si può ammirare e di tanto in tanto mi giravo verso la vigna, nella speranza di vedere arrivare i miei genitori. Ad un tratto nel voltarmi, vidi venire verso di me una fuliggine densa, compatta che, man mano che si avanzava, avvolgeva ogni cosa come in una coltre. Ben presto mi raggiunse e passò oltre nascondendo alla mia vista tutto quello che vi era intorno a me, isolandomi. Non sapevo cosa fosse tutto quel fumo che mi avvolgeva, ne da dove arrivasse e mi sentii completamente perso in quel buio fitto. Una greve paura si impossessò di me e il terrore di non essere più visto dai miei genitori e che non sarei più stato ritrovato, mi fece scoppiare in lacrime. Cominciai a chiamarli a squarciagola tra i singulti che mi scuotevano tutto, ma non ottenni nessuna risposta. Quando ormai ero disperato e pensavo che li avevo definitivamente persi e che non mi avrebbero più trovato, finalmente attraverso quella fitta fuliggine, li vidi spuntare. Mio padre vedendomi piangere mi strinse tra le braccia e prese a consolarmi, dicendomi che non dovevo aver paura, che quella era solo nebbia. Non avevo mai visto la nebbia e ormai al sicuro gli chiesi cosa fosse e mio padre prese a spiegarmelo. Ma a quel punto non mi interessava più saperlo, la cosa più importante era aver ritrovato i miei genitori, sentirmi di nuovo protetto e quello mi bastava.
U scriviu:
Spusiddha
u iornu:
venerdì, gennaio 16, 2009
7
commenti
Argomento: Storie 'i Favazzina
giovedì 15 gennaio 2009
Tinitimi ku mazzuuuu....
Quello che sto per raccontarvi sono fatti no pugnette, riferito a cose e persone reali……..
Eravamo nel mese di agosto….( ndo picu ru sulu ), quando dopo due sudate di tiramento barche con l’aiuto di mio zio P……o, mi spostavo per una sosta al fresco ndo so ombrelloni, sentu chiamare, era mio padre che melodicamente pronunciava il mio nome, P……o, esclamò:
P……o: e mannaia ra m……. ora ndi sittammu
Io: morto dalle risate gli risposi, e chi facimu u rassamu a mari?
P……o: a to patri? E chi fai scherzi? Iamu
Compiuta la missione, ritornando per la terza volta ci sedemmo tranquilli sotto il mitico ombrellone blù, e nell’attesa che arrivasse mio compare Roberto u ficonsji, ndi riva na paghiolata racqua vicino, P……o si alza e gli dice:
Ohu occhiu o cellulari, e se mu bagnati vi pighiu a puntati nto culu.
Io cassariato dalle risate mi sono detto: oggi è una bella giornata si ride a spaccari fegato…detto? Fatto.
Chi appare all’orizzonte?
Descrizione: immaginate la musica dello squalo, lui entrava con un colpo di pinne di qua e di la, la testa appena fuori dall’acqua e con un fucile, ki pariva nu bazzuca.
Io sapendo delle lamentele precedenti di P……o, ero pronto a spaccarmi dalle risate, e lo isticavo:
Io: minchia ziu ma u viristi a ndu stortu chi trasi e faci caccia subacqua cu fucili, vicinu o lidu e se nci fui nu corpu comu a mintimu?
P……o: aundè?
Io: alludà
P……o: è du stortu ru genovese
Io: si sicuru
P……o: si sugnu sicuru è a sicunda vota chi nciu ricu
Io: minchia ziu non poti stari da
Alzandosi dalla sedia scalzo, chi i quantu era ncazzatu non sentiva i 50° del calore ai suoi piedi, jau versu il genovese.
Arrivato sul bagnasciuga, i peri nci fumaunu ma iddu non sentiva nenti…..ragazzi sembrava a Kenshiro.
P……o: "R.... vatindi i cà, tu rissi nzaccu i voti non mi veni pi cà, “sotto voce” mi “rumpisti i cugh….”
Io: zio grira che sutta all’acqua e non ti senti
P……o: "R.... vatindi i cà, tu rissi nzaccu i voti non mi veni pi cà, mi “rumpisti i cugh….” Figlioli si sintiu i Scilla
R….. esce dall’acqua, B…..n fatti i caz… tuoi qui non è il tuo mare.
Io: minchia ziu sintisti chiddu ki ti rissi?
P……o: tinitimi cu mazzu, tinitimi cu mazzu
Eravamo io e lui, io ero morto dalle risate e lui era incazzato cosi tanto chi nci spararu i vini i l’occhi…..
Ciao P….o
Ciao R……e
U scriviu:
Anonimo
u iornu:
giovedì, gennaio 15, 2009
12
commenti
Argomento: CAZZATE VARIE
mercoledì 14 gennaio 2009
MISSIONI (IM)POSSIBILI 2 - Zambrone atto primo
Era una delle solite estati favazzinote, la giornata trascorreva tranquilla, quando, qualcuno di noi, non ricordo bene chi, propose:”Figghioli, pirchì un iornu i chisti non di iamu a zambroni? Ndi facimu 4 risati, ci su i scivoli e autri così, tantu pi passari na iurnata diversa”. Allora pochi di noi sapevano l’esistenza dell’Aquapark e la proposta fu subito accettata. Qualche giorno dopo, alle sei di mattina, iniziammo la prima di una serie di gite (da noi ribattezzate “spedizioni”) dirette all’Aquapark. Naturalmente l’inizio fu subito preoccupante visto che il ferroviere arrivò a prendere il treno all’ultimo secondo. A questa spedizione partecipò un gruppetto composto da: Mbù, negretto, ferroviere, i gemelli ru pilu, Maurizio , so cuginu Alessandro, Riccardo, che in pochi ricordano. Arrivati alla stazione di zambrone ci guardammo un po’ spaesati:”E ora aundi iamu?”. Una signora che vendeva cipolle sulla strada, ci disse che c’era il pulmino che portava i clienti dell’ aquapark fino all’ingresso, ma noi no volendo perdere tempo ad aspettare il pulmino ci incamminammo a piedi. Arrivati nel parcheggio antistante l’ingresso, camminavamo divertiti e spensierati quando un assordante fischio rapì la nostra attenzione, Alessandro disse subito”Ma che hanno fischiato un rigore?” e ci mettemmo a ridere, contemporaneamente si avvicinò un addetto dell’aquapark che ci disse che non dovevamo camminare in quella strada, ma dall’altra parte, perché da là dovevano passare le auto. Io dissi “Ancora mancu trasimmu e già ndi rumpunu i palli!”. Dopo una lunga fila al botteghino, riusciamo ad entrare e per noi si apri un mondo nuovo, un grande parco giochi, dove divertirsi. Posati gli zaini, iniziammo ad usufruire delle strutture (scivoli di gomma, kamikaze, piscina ad onde), naturalmente, abituati a trascorrere le giornate in piena libertà sulla spiaggia di favazzina, abbiamo dato un po’ di lavoro ai bagnini……
Tutti insieme facemmo un tuffo nella piscina ad onde e subito i bagnini iniziarono le ramanzine, indicando i cartelli che vietavano i tuffi, poi il gruppo si divise, alcuni salirono sugli scivoli altri si stesero un po’ al sole, io feci un giro per vedere tutto il posto e ad un tratto non resistetti alla tentazione, mi girai a destra e sinistra per vedere se ci fossero bagnini e mi sparai un tuffo con rincorsa in una piscina, dove c’era l’idromassaggio, percorsi un breve tratto in apnea e sentivo il fischio del bagnino ovattato, riemerso subii un altro cazziatone e io mi giustificai dicendo che non c’erano cartelli che vietavano i tuffi, ma lui mi fece girare le spalle e mi minacciò che la prossima volta mi avrebbe fatto uscire dall’aquapark. Sugli scivoli la situazione non era molto diversa. I bagnini davano delle disposizioni sul come scivolare, ma noi le disattendevamo puntualmente, come puntuali erano le ramanzine degli addetti. Praticamente se avevamo bisogno di incontrare qualcuno del nostro gruppo, bastava seguire il richiamo dei fischietti dei bagnini. Nel pomeriggio venne Stefano a dirmi che tre bagnini stavano inseguendo suo fratello e nessuno di noi sapeva più dove Maurizio fosse. Durante la ricerca da Maurizio, vidi un ciambellone che galleggiava solitario, ad un tratto questo ciambellone si mosse e dal suo interno apparve la sua testa che si girava come un periscopio alla ricerca delle navi (bagnini) nemiche. Ci mettemmo in un angolo e lui mi raccontò cosa fece infuriare i bagnini: Maurizio si trovava sul bordo della piscina ad onde e chiese gentilmente al bagnino se poteva farsi un tuffo, ma il bagnino gli negò il permesso, Maurizio vedendo che nella piscina in quel momento non c’era gente, pensò bene di esibirsi in un tuffo ugualmente e questo fece scattare la reazione dei bagnini. Io riuscii a placare le loro ire, dicendo che mio cugino se ne sarebbe uscito dall’aquapark (ormai per noi era anche giunta ora di prendere il treno di ritorno) in cambio della sua incolumità fisica (erano veramente incazzati quelli). Fuori dal cancello, stanchi morti per la giornata di divertimenti trascorsa, visto che per arrivare alla stazione si doveva fare una lunga salita, decidemmo di aspettare il pulmino. Alla fermata c’era un addetto, praticamente era un bagnino che organizzava la salita dei clienti, quando arrivò Maurizio che esclamò “Bhe allora quando arriva sto pulmino, per fare un po’ di bordello?” l’addetto avendolo riconosciuto chiamò via radio l’autista del pulmino e gli disse di non scendere a prenderci, m apoi colto da compassione fece si che potessimo usufruire del passaggio, ad eccezione di Maurizio che dovette farsi tutta la strada a piedi.
Questa è stata solo la prima di alcune giornate memorabili trascorse a zambrone, mi vengono in mente altri episodi, che vedrò di postare successivamente.
U scriviu:
mbù
u iornu:
mercoledì, gennaio 14, 2009
3
commenti
Argomento: Ricordi
martedì 13 gennaio 2009
Intorno alla guerra: un episodio
I tedeschi dopo le scampagnate in giro per l' Europa intera ormai se ne tornavano a casa da dove non avrebbero mai dovuto alzare il culo dalle sedie; gli uomini di Ike a stelle e strisce risalivano l' Italia, Favazzina era già libera e i nostri compaesani uscirono definitivamente dalla galleria ferroviaria lato Scilla dove avevano trovato riparo sotto i bombardamenti prima nemici e poi amici sebbene fossero gli stessi. Anche Napoli era già stata liberata; al principio di quell'anno 1944 mio padre aveva diciassette anni, una moglie e una figlia in arrivo. Aveva anche un posto nelle ferrovie dello stato: assunto da poco svolgeva regolarmente servizio da Reggio a Napoli, un giorno intero per andare e una notte intera per tornare. Napoli era un girone infernale, macerie, miseria, prostituzione, mercato nero e contrabbando. Si comprava e vendeva di tutto, uova e zucchero, alcolici, sigarette e olio. L'olio mio padre l'aveva di produzione propria ri livari ru Tagghiu e pensò che venderne qualche damigiana non fosse nè difficoltoso nè pericoloso. Sembrava proprio così ma quella sera incappò, nei vicoli della zona di Forcella, in un soldato americano. Non se ne preoccupò, troppi ne aveva visti e mai gli avevano creato problemi. Quella sera no: il soldato americano si avvicina e gli sbarra il passo, a gesti e brandendo la pistola senza parlare gli fa capire che vuole la damigiana dell'olio. Mio padre tenta di resistere ma questo gli punta contro la pistola e a quel punto non potè fare altro che cedere. Lo vede che se ne va lungo il vicolo con la damigiana e chissà quale molla scatta nel suo cervello, afferra un mattone da un cumulo di macerie corre dietro al soldato e mentre questo si gira nci mina na lignata (di mattuni) nta frunti e l' americano stramazza. Mio padre lo guarda, vede il sangue e rici: -Minchia, u mmazzaia!- Recupera l'olio e sa fui. Qualche giorno dopo ritorna a Napoli in uno stato d'animo disastroso, senso di colpa e rischio di galera: non c'era da stare allegri. L'allegria gli venne quando vide il collega in servizio con lui: lo riconobbe subito, non solo per l'enorme bumbulu ch'aiva nta frunti. Gli gironzolava attorno ma questi svicolava, finchè mio padre lo bloccò e gli disse: -Nè guagliò ma tu tri jorna fa non eri mericanu?-
La storia finisce qui. Quando ho chiesto a mio padre perchè avesse fatto quel gesto mi rispose:- M'aiva a futtiri l'ogghiu a mia, na testa rura calabrisi? Iddu non l'aiva rura comu a mia!-
L'orgoglio dei padri, scusatemi, questo ho voluto ricordare.
Ps Purtroppo Maria, la mia sorellina, morì nove mesi dopo la nascita e io ne porto il nome declinato al maschile
U scriviu:
arcade fire
u iornu:
martedì, gennaio 13, 2009
4
commenti
Argomento: Storie 'i Favazzina
Spusey e il caso della balenottera azzurra
Era un'alba livida al paese, un leggero vento di tramontana alzava onde schiumose che s'infrangevano sui moli e sulla spiaggia, senza risacca.
Le prime luci delineavono i contorni delle costiere di Palmi a nord, mentre a sud s'intravedeva il castello di Scilla e più lontano la lingua di terra di Ganzirri con il suo faro spento.
A riva giaceva il cadavere spiaggiato di una balena, una balenottera azzurra, un maschio, talmente grande che occupava la spiaggia in tutta la sua larghezza, dal bagnasciuga fino alle prime case.
I gabbiani avevavo già incominciato il loro enorme banchetto, per una volta senza litigare, incuranti della puzza tremenda che la carcassa, ormai i fase di putrefazione, emanava, e che trasportata dal vento, avvolgeva come una nuvola tutto il paese.
Spusey era già sveglio, dormiva poco, e mentre si preparava il caffè, avvertì la puzza e pensò:
:- Si stuppau n'autra vota a fogna, maronna chi puzza -
Nelle altra case favazzinote, ignare dell'accaduto, si consumava il dramma delle accuse gratuite:
:- Ti rissi, prima mi ti curchi, mi ti lavi i peri -
:- Non cucinu cchiù a faciola, mi stai asfissiandu -
:- Minchia chi alitu, chi mangiasti lucertuli fritti ?
:- Quandu vai o bagnu, tira subitu l'acqua, 'mpesti na casa -
Poi anche il dramma dell'autoaccuse:
:- Devo cambiare deodorante -
:- Cazzu, non pinzava chi na scurreggia faciva sta puzza, scusati -
Quando l'arcano fu scoperto, mezzo paese aveva litigato, con accuse al limite della denuncia.
Venne il WWF (che non vuol dire due volte viva Favazzina) con un rimorchiatore, agganciarono la carcassa dalla coda e la trainarono al largo, dandole una degna sepoltura nelle profondità del basso tirreno.
La telefonata fu perentoria :- Signor Spusey è convocato in prefettura -
:- Lo so che è in pensione, mi deve aiutare lo stesso, ho la pressione di tutta l'Italia, i verdi, i bianchi, gli arancioni e poi animalisti, protezione animali, protezione civile, e ancora destra, sinistra, 'nto mezzu, sono disperato, deve risolvere il caso, le balenottere azzurre sono in via d'estinzione nel mediterraneo -
disse tutto d'un fiato l prefetto
:- Ma signor prefetto io di balene non so nulla, s'era qualche cefalo o sarago magari, ma a balena azzurra ?
:- Balenottera, Spusey, si aggiorni, indaghi, poi riferisca . Ha carta bianca -
La spiaggia era deserta, Spusey nervosamente calpestava la sabbia pensando:
Ma comu fazzu mi sacciu comu fici a balena mi veni 'nterra ? sul molo Le Long pescava
:- Ciau Le long, sai nenti ra balena ? U sapivi chi sunnu in via d'estinzioni e che quindi è un reato pescarle ? Stai attento, sei segnalato, prima o poi t'ingagghiu -
:- Si, l'iva pigghiatu all'amu, poi non capiva 'nto coppu e a portai 'nterra, come hai fatto a scoprirmi ? Ieu non l'aiu cu tia ma cu chiddu chi ti vindi l'alcool i prima matina -
:- Scherza, scherza, ricordati chi aiu carta bianca -
:- E comu rissi Totò, u sai chi poi fari ca carta bianca..... -
Maleducato, pensava Spusey, comu faci a essiri ma cuginu ?
Salendo dalla spiaggia, Spusey, sentì una dolce melodia, era Malumbra, nel bunker, che suonava il piano.
:- Apri criminale, fusti tu con la tua melodia a provocare la morte della balena, attirandola sulla spiaggia, confessa -
:- Si, attiro puru cedda, iatti, lucertuli, cunigli, quando suono venunu tutti ccà, va curchiti ri peri, investigatore i strapazzu -
:- Io ti faccio confiscare il pianoforte, artista, poi virimu -
:- Ormai chi ti trovi, fatti confiscari puru u ciriveddu, 'nci runi na rinfriscata e poi ragiunamu _
Ninuzzu, che abitava vicinu, sintendu buci s'affacciau o barcuni
:- Chi c'è investigatori, problemi? chiese
:- E tu aund'eri l'autra sira ? hai un alibi ?
:- Pirchì -
:- U sacciu ieu pirchì, tu e to frati Melu troppi pisci pigghiati -
:- Pirchì è un reato ?
:- S'incomincia chi cavagnoli e si finisci chi baleni, occhio, la giustizia incombe -
Ma pirchì non mi fici i cazzi mei ? penso Ninuzzu, ritirandosi in casa
Era sera, seduto sulla cima del molo, Spusey, guardava il mare disperato, era un caso veramente difficle. come faceva a districarlo ? aveva promesso il suo aiuto al prefetto, ma passavano i giorni e niente di nuovo accadeva.
All'improvviso uno sciabordio, colonne di mare che si alzavano, tonfi, soffi, richiami.
Due balene in calore erano venute vicino alla riva ad accoppiarsi
Lei, smorfiosa, si girava su se stessa, inarcava la coda, faceva brevi immersioni per riemegere in atteggiamenti provocanti per poi immobilizzarsi, lui, il baleno (licenza dell'autore) guardava da lontano, appena la vide ferma partì a tutta velocità e zac... l'accoppiamento.
Spusey capì e fu felice
Qualche sera prima praticamente era successo questo, altre due balene erano venute ad accoppiarsi, avevano ripetuto il rito, soltanto che lei, perfida, all'ultimo momento s'era spostata, ed il baleno, ormai a tutta velocità, non potendo frenare, s'era spiaggiato.
Non era colpa di nessuno, l balenottero era morto d'amore, per la mira sbagliata o forse perchè lei aveva conusciuto un'altro al largo sella Sardegna, ma questo non lo sapremo mai.
Il prefetto fu molto contento del rapporto, convocò una conferenza stampa dove Spusey spiegò la sua teoria ricevendo apprezzamenti e applausi di tutti.
La cassetta di wiskey regalato del prefetto, durò solo qualche giorno.
U scriviu:
u'longu
u iornu:
martedì, gennaio 13, 2009
4
commenti
Argomento: CAZZATE VARIE
