Volavo giù per una ripida ripida discesa lancia in resta in arcione al velocipede e ripeto veloce .
Contro ogni buona creanza e convenzione del vivere civile e secondo l’usanza di giovanissimi ciclisti scapestrati, valangavo giù ahimè sul marciapiede atto sì al passeggiare sereno di sereni passanti, sì al frettoloso transitare dei pedoni(di chi è spedito, diretto ad un certo sito o a un luogo via l’altro del che si dice andare per commissioni) , sì al sostare soli o in crocchio di esseri appiedati(tutti presi a stringere mani, battere pacche, dispensare buffetti), ma ahimè inadatto del tutto al precipitare cieco di un biciclo impazzito.
Così scendono: le frane, gli aerei abbattuti nell’estremo tentativo di tenere una speranza orizzontale, gli sciatori in discesa libera, i ciclisti dal Mortitolo, i ciclisti dall’Alpe d'Huez, le persone che cadono in sogno, le stelle cadenti.
Così scendevo a testa bassa per questioni di dinamica aerea fino allo schianto e al volo (di freccia scoccata, pietra fiondata, di evoluzioni circensi: agili fratelli coreani, uomo proiettile, donna cannone) e allo schianto.
Santiddio che sarà stato? Si chiese la mia coscienza che cercava penosamente di riassemblarsi come palline di mercurio del termometro. Ipotizzai: un muro, una montagna, un elefante grasso, una balena molto arenata, il colosso di Rodi, la piramide di Cheope, altri monumenti.
“Ti sei fatta male?” mi giunse all’orecchio, sovrastando il ronzio diffuso di stelle che mi vorticavano attorno al capo e il cinguettio degli uccellini che inseguivano le stelle in un giulivo carosello.
Meglio la morte. Meglio la morte del colpo traditore inflitto a uno spirito impavido e orgoglioso dalla domanda “Ti sei fatta male?”. E il peggio si è che non si trattava di un sollecito passante che avesse assistito al tragico scontro tra una bambina in bicicletta e un camion con rimorchio. Cercando la bocca di quella voce e vedendo, nel cercare d’intorno con gli occhi, la strada deserta, immutata rispetto al prima, priva di significativi cambiamenti in grado di spiegare il perché, potei inferire il chi. E chi il gigantesco essere che assommava in sé i ruoli di carnefice, vittima nonché soccorritore?
Uno stipetto in verde militare. Un ometto in divisa dell’esercito, piccolo, così oggettivamente piccolo che io che ero piccola lo vedevo soggettivamente piccolo.
Tenente colonnello doveva essere considerando i nudi fatti dato che teneva, se teneva!, con tutta la resistenza di un intero colonnato e non s’era mosso d’un centimetro né s’era infuriato. Rimanendo imperturbato nel fisico e nello spirito.
Rimontai veloce in sella biascicando non so bene se nononiente, scusitanto o magari bei fanti di Savoia gridate Evviva il Re e fuggii inseguita dalla gran vergogna di aver fatto una cosa grave senza conseguenze. Fuggii e non trovai neanche un cane che volesse giocare al dottore ma germogliava in me una fede intima e segreta nelle nostre forze armate.
*Avrei potuto raccontare un fatto più recente e più calzante e più pertinente. Ma datosi che è accaduto da poco e si è trattato proprio di una brutta figura e siccome si è verificato in un ambito noto a molti frequentatori di questo blog, ho rinunciato. Avrei potuto non raccontare niente, ma mi rincresce per lo stato d’abbandono in cui versa la rubrica.
Benvenuti a Favazzinablog
Se vi va di partecipare potete contattarmi su skype (mauro.fuca) o scrivere un commento anonimo al blog (scrivete in ogni caso la vostra email) così vi faccio diventare autori del blog e potrete darmi una mano.
Salutamu!
UGRECU
mercoledì 12 agosto 2009
Figura riversa
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romanaccia
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mercoledì, agosto 12, 2009
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Argomento: rubrica settimanale
'U lamentu ra schiappa
Lo so come andrà a finire: farò una cappella mostruosa e sarò additato come uno dei più scarsi giocatori che il paese abbia mai avuto. L'amicizia non dovrebbe essere a rischio, il mio socio sa della mia stima ricambiata da magnanima benevolenza. Ma porca miseria, dico, propriu a mia m'aivunu a mentiri nto menzu? Accoppiatu cu Peruginu, a sparti, uno dei più bravi. Sugnu 'na schiappa ru trissetti. Primo, non gioco mai; secondo, già alla terza mano non ricordo più le giocate precedenti e a metà partita è tanto lo sforzo di concentrazione chi mi fundi 'u ciriveddu. Teoricamente me la caverei: conosco il gioco, le regole basilari e pure qualche sfumatura ma quello che mi manca è la solidità dell'impianto, inoltre sono carente nella conduzione del gioco presa dopo presa, nella gestione degli scarti e nella strategia finale per l'ultima mano. Succede che più cerco d'impegnarmi e più la mente vaga pì cazzi soi: a 'n certu puntu non mi ricordu mancu cu fici i carti. Unu cusì poti mai iucari a trissetti? Infatti ho passato la mia vita ai margini dei tavolini guardando i grandi giocatori senza mai osare d'intromettermi con osservazioni sul gioco. Unu cusì, a sua insaputa, viene iscritto al torneo di tresette e deve competere con coppie di consolidata fama: Tacito + Joe, U longu + N*, T*A* + cognato, riggitanu 1 + riggitanu 2 e altri ancora. Ma chi mi mbattiu a mia? Eppuru pariva na 'stati tranquilla e spensierata. Un pò troppo lunga, forse.
Postilla per il socio
T*, non è curpa mia st'accoppiamentu innaturali. A ping pong o bigliardinu 'na manu ta putiva rari. Per il tresette avresti meritato un socio migliore, comunque 'u signuri comu nda manda e cusapi? se pigghiu bongiochi paru paru possiamo fare la nostra bella figura.
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arcade fire
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mercoledì, agosto 12, 2009
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Argomento: Usanze e riti favazzinoti
lunedì 10 agosto 2009
Le grand bleu
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romanaccia
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lunedì, agosto 10, 2009
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Argomento: Video-foto-musica
Arrivo e partenza
Bisogna prepararsi.
UNO
-Comu stai, quandu rrivasti?
-Mezz'ora fa.
-E quandu ti ndi vai?
-[Mancu rrivaia...(quello che pensi), -Stasira (quello che vorresti dire)]
-Mi trattengo qualche giorno (quello che dirai)
-Pì cusì pocu?
-Impegni, 'u lavuru, 'a famigghia, il gatto
-Aiva assai chi non vinivi.
-L'annu passatu.
-A veru? non ti vitti.
-Mancu ieu. Chi piccatu.
DUE
-Veni pocu urtimamenti, comu mai?
-Ho girato un pò: Grecia, alcune zone della Spagna, Sardegna...
-Va bbonu, però bellu comu o mari i Favazzina...
-Sai, qualche bel posto c'è, in giro...
-Sì vabbò, ma bellu comu o mari i Favazzina...
-......
TRE
-Senti chi spatula. Al nord l'aiti nu pisci cusì?
-No
-Prova sta parmigiana. Al nord nd'aiti mulingiani com'a chisti?
-No
-E sta granita al limone, al nord...
Scilla, bivio Salerno-Reggio Calabria. Votu pì Salernu.
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arcade fire
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lunedì, agosto 10, 2009
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Argomento: Varie
giovedì 6 agosto 2009
Saluto tutti voi!
Ciao figghioli, ndi virimu rumani a Favazzina. Traffico permettendo domani notte dovrei toccare suolo favazzinoto!
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u Grecu
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giovedì, agosto 06, 2009
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Argomento: Varie
"Aiu pira, puma..."
Quando ero adolescente era solito venire a Favazzina un personaggio che vendeva prodotti ortofrutticoli... Era inconfondibile, girava con un camion e con l'altoparlante, nominava la propria mercanzia sempre con questa frase:
"Aiu pira, puma, pumarora pe 'nzalata, banani, cipoji, nocilla, faggiolina tenera, pescica e noci pescica...."!
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Alessandro L.A.
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giovedì, agosto 06, 2009
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Argomento: personaggi mitologici, Ricordi
martedì 4 agosto 2009
Michael Jackson
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Alessandro L.A.
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martedì, agosto 04, 2009
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Argomento: Video-foto-musica
lunedì 3 agosto 2009
Il sarago
Il sarago non era stato informato sulle mie ferie, era sicuro che sarei sceso nel mese di agosto e quindi pascolava tranquillo nei bassi fondali del litoraneo favazzinoto.
Di solito nel mese di agosto, conoscendo il pericolo, insieme alla famiglia andava a fare le ferie nelle Costiere di Palmi per rientrare a settembre quando sapeva che ormai sarei andato via.
Lo scontro è stato inevitabile
Maestrale, primo molo lato sciumara, quasi a riva, l'"assassina" brillava al sole con i suoi sette metri di carbonio pulsante, il nylon (pilivermu) del 16, coppia d'ami del 12, leggera piombatura, galleggiante rosso fiamma, per esca pan carrè muffiato dell'anno prima impastato con acqua dolce.
All'improvviso il galleggiante scompare tra il verde delle onde ed il bianco della risacca, l'assassina si piega come ramo di salice sotto scirocco.
:- Arruccai - fu il primo pensiero
Non avevo arruccato, era Sua Maestà il Sarago
Comincia una lotta senza quartiere, il sarago cambia direzione, s'impenna, s'inabissa nel tentativo di liberarsi, io lo seguo nei suoi movimenti per farlo stancare, non molla di un centimetro e nemmeno io, aiutato dalla flessibilità dell'assassina e dall'elesticità del nylon.
Dopo un bel pò di tempo affiora, mi guarda e dice:
:- Finalmenti 'ndi virimu, ora ti mangiu l'amu, a lenza, e puru a canna - i saraghi parlano favazzinotu strittu, io rispondo:
:- Mi dispiaci si futtutu, stasira sugnu 'nvitatu a cena da amici, sarai il primo piatto -
Ricomincia la lotta, il nylon fischia per le vibrazioni, la canna si piega quasi a spezzarsi, finalmente riesco ad avvicinarlo al molo dove un giovanotto molto agile, armato di coppo rudimentale, con maestria riesce ad "accopparlo"
Cattura effettuata
Preso dalla lotta non mi ero accorto che dietro di me si era formata una folla che osservava la cattura, seguivano con apprensione le varie fasi della pesca e quando finalmente il sarago fu al sicuro sul molo, spontaneo, inaspettato, liberatorio, arriva un lungo applauso.
Ed al vostro modesto scriba non rimane altro che inchinarsi più volte per ringraziare, come al teatro.
Questa storia è vera, e tranne i dialoghi che sono intimi, ci sono i testimoni
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u'longu
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lunedì, agosto 03, 2009
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Argomento: Storie 'i Favazzina
E le secchiate di mare addosso a chi prendeva il sole?
Un ricordo (molto divertente) la cui vittima fu il mio piu' grande idolo: mio padre Valerio N.:
Ero adolescente e come tutte le mattine, eravamo (mio padre Valerio, mia sorella Elisa ed io... Mia madre non ricordo dove fosse) in spiaggia...
Mio padre come ogni mattina, si sedette sulla sua sediola da mare (quelle in tela dove praticamente sei seduto per terra) e comincio' a leggere il giornale... Ricordo che c'erano due ragazzi giovani che si stavano rincorrendo, e notai che l'inseguito era molto piu' veloce dell'inseguente, inoltre sfoggiava una padronanza del dribbling (fra gli ombrelloni) degna di Maradona!
Passarono a velocita' supersonica di fianco a mio padre un paio di volte alzando un po' di sabbia, alche' lui comincio' a dargli delle occhiate malvagie...
Nessuno aveva notato che "l'inseguente" teneva in mano un secchiello rosso pieno d'acqua... L'inseguimento duro' ancora per pochi istanti quando all'ennesimo passaggio di fianco all'ombrellone si sente: "SPLASH"!!!... Guardo verso mio padre e lo vedo fradicio col giornale ridotto ad una palla grondante, in quell'istante il colpevole dice (nascondendo malamente una risata): "Scusi!"... E mio padre di tutta risposta: "Certo che bisogna essere dei coglioni!"
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Alessandro L.A.
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lunedì, agosto 03, 2009
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Argomento: Ricordi, Usanze e riti favazzinoti
venerdì 31 luglio 2009
La malaviruta (per colpa del pappagallo)
Ora che un lacerto di Spusidda s'intravvede nel blog, ora chi puru u capu turnau e putimu sperari pì cacchi arretratu, riprendo il filo della rubrica settimanale da dove fu lasciata: 'a malaviruta.
Non ce l'ho il temperamento da grandi maliviruti, forse per un eccesso di prudenza e se unu non si ietta a rumpiri a nuci ru coddu è difficili fari cchiù ssai i na semplici gaffe: comu stai to mugghieri? mi separaia, grazie. Comu mai? sa fuìu cu nu previti. Stupidate di questo genere. Piccole malivirute, invece, tante e anche una malaviruta da piccolo. Avevo nove, dieci anni e facevo il teppista a Favazzina. Sempri peri peri, non eru mai a parti i casa, iarmava burdellu, riciva mali paroli e sapevo una barzelletta sporca che avevo carpito origliando i grandi favazzinoti.
C'era un camionista che trasportava un carico di galline, insieme alle galline aveva messo il suo pappagallo...a sapiti? no? vaiu avanti...carica una bella autostoppista e dopo un breve tratto di viaggio le chiede, a bruciapelo: -Vo' futtiri?- -No!- -Allura scindi.-...a sapiti? vaiu avanti...Carica una seconda autostoppista bella pure questa e dopo un po': -Vo' futtiri?- -No!- -Allura scindi.- La scena si ripete per tante volte quanto avete voglia di prolungare la barzelletta fino a quando una volante della polizia a sirene accese si affianca al camion intimando all'autista di accostare. -Buttani! Mi denunciaru- pensa il camionista. -Ehi voi, non vi accorgete che state perdendo le galline?- L'autista scende, va verso il cassone e sente il pappagallo che fa: -Vo' futtiri? no? allura scindi!-
Bella o brutta chista è a barzelletta e ieu a iava cuntandu paisi paisi ma solo ai miei coetanei. Un pomeriggio verso sera i grandi m'intrappolano nte scaluni ra cresia e pretendono che io racconti la barzelletta davanti a una nutrita schiera di persone adulte tra cui persino qualche signora. -No, mi virgognu. Non pozzu, è sporca.- Silvio trova l'escamotage: -Sai che fai? quando viene quel momento tu dici: me lo dai un bacio? no? allora scendi.- Mi convinse. La raccontai pulita pulita fino all'arrivo della polizia ma quando feci parlare il pappagallo egli disse: -Vo' futtiri? no? allura scindi!- Mi ricordu comu se fussi ora, una signora sussurrò ohohhh, un signore disse: cominciano presto in questo paese. La mia malaviruta diventò rossa di faccia e lesta di gambe, ma fuìa nta marina mortificatu pinzandu chi non putiva chiù turnari nto paisi e meditavo di andarmene esule suttafrunti. Mi ssittaia nta rina e vuliva muriri. Cinque minuti come un cane bastonato. Al sesto minuto si avvicinò una bambina, M* dei signori Z...che mi disse: -Vuoi giocare con me?- -A che cosa?- -Al dottore, io faccio l'ammalata.- E chi è, n'atra trappula? pinzaia. -Va bene, gioco. Signorina, si spogli.-
U scriviu:
arcade fire
u iornu:
venerdì, luglio 31, 2009
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Argomento: rubrica settimanale