Cari amici del blog, non so se quella strafavazzata di corsa di cui si parla nel post di Mario Bross (“Strafavazzina”) sia la stessa a cui partecipai io, in qualità di cazzone rotolante, e adesso vi spiego il perché:
Avevo forse 13 anni, e con il Marco (che adesso pare si interessi di moto e di diritto, come a dire "Io sono uno che fila dritto") si scianfulìava spesso per quelle anguste viuzze che circondavano il grande castello dei Pia***tini, dal quale non ci si sarebbe meravigliati di essere scacciati con olio bollente e lancio di sassi, tanto era imponente, merlato, roseabondo e spropositatamente signoresco in quel presepuzzo di casine tutte incastonate, colorate dal sole e schiaffeggiate dal mare, ma fatte per l'estate e per l'inverno, come a dire, forse a dargli un'occhiata adesso a Favazzina, si capisce solo da come sono fatte le case che qualcosa non quadra... e insomma, però, senza stravagare, a proposito della Strafavazzina, i tempi erano quelli.
A me non me ne fregava assolutamente nulla della Strafava (detta così, poi), ma mi sembrava una buona occasione per mettersi in mostra e prendersi una di quelle tipiche soddisfazioni virili da tredicenne che danno un qualche senso al fatto che ti stanno uscendo dei peli sotto al naso ma ancora non te li puoi tagliare e tutto a un tratto parli come Amanda Lear, inoltre, messa la posta sul competitivo, fosse quello che fosse, dal mangiarsi una lucertola al sotterrarsi vivi con una cannuccia della cocacola in bocca per respirare, io reagivo sempre come un cane di Pavlov, solo non con l'atletismo né con la capacità di scatto tipica dei canìdi. Essendo dunque io voluto partecipare alla grande alla Strafavazzina, ma ingiustificatamente in ritardo (ero tornato tardi dal mare, dove mi aggradava fare il bagno con l'ultimo sole, infilando l'acqua proprio nella striscia infocata che quello pennellava al tramonto, anche se poi, però, quando ero in acqua, che ero nella striscia non si vedeva più, e dunque avrei dovuto sospettare un qualche inganno dei sensi, ma, giustamente, a 13 anni se sospetti che stai sentendo qualcosa sei già vecchio, e dunque va bene così, ma torniamo a noi), essendo dunque che le squadre erano già state divise per età ed io ero fuori dalla lista dei pari perché ritardatario di mare, ma essendo ancora nondimeno irremovibile nel reclamare l'esigibilità del mio diritto a competere, gli organizzatori, felici di liberarsi di un moccioso tanto vanaglorioso e piagnone, la risolsero collocandomi nella muta successiva, dalla quale mi differenziavo più in lunghezza delle leve che in ispirito ardimentoso e sete di vittoria. A mo' di compensazia (e qui il mio amico giurista potrà questionare ed eventualmente assistermi ove ci fossero ancora gli estremi per rivalersi in giudizio, anche se io preferirei un giro in moto), mi si concessero una decina di metri di vantaggio, che a me, in cuor mio, mi pareva già di avere vinto e di prendermi gli applausi nella pubblica piazza con le campane suonate a festa dall'inossidabile Guglielmo. Del tutto ignaro di Achille, paradossi e tartarughe, all'udir del Via! mi gettai a scavezzacollo giù per la discesa, verso Piazza Rimembranza, più inseguito da bestie feroci che in fuga verso la vittoria; raggiunto infatti all'altezza della fontanella davanti le scuole da quello che mi pareva un inarrestabile levriero favazzinoto, abituato a saltare gli alberi di limoni a piedi uniti e probabilmente aduso alla libera corsa in campo aperto come antico e più sano rimedio ad un manesco cazziatone paterno (è per questo che noi, gente di città, siamo cresciuti con un carattere più malinconico ed introverso), fracassaimi le genocchia insul cemento, lamentaimi moltissimo, imprecai le ingiustizie dei grandi, e conobbi le antiche doglie dello strapparsi la garza dal ginocchio con la crosta dentro, come ebbi a fare esperienza qualche settimana dopo, in seguito ad un frettoloso automedicamento. E questa fu la storia della mia partecipazione alla Strafava, ché come sempre io, i miei ricordi di Favazzina, innanzitutto ce li ho iscritti sopra a gomiti e ginocchia.
Still Bleeding
Gianluca (della Nobile stirpe dei Galanti)

