Colapisci curri e va'"
"Vaiu e tornu Maistà (O. Profazio)
Fu forse per il paesaggio simigliante e speculare, con quella curva struggente della costa fino al promontorio a picco sul mare e l'idea, l'ombreggiatura dell'altra terra al di là del sottile tratto di mare. O fu per il pressochè identico assortimento della vegetazione che creava fruscii e profumi fratelli. Forse la storia che s'andava ripetendo si era inceppata e pendolava penosamente tra due assedi uguali e uguali a tutti gli assedi. O più semplicemente fu il delirio della febbre che non gli lasciava governare il corso dei suoi pensieri. Sta di fatto che Roberto d'Altavilla detto il Guiscardo ripensò, in punto di morte, al suo ponte sullo Stretto di Messina.
Era la sera del 17 luglio 1085. Il sole, calato in acqua di fronte alla baia di Cefalonia, avava lasciato le sue bave infuocate come lava sulla montagna e sulle poche case di quello sperduto villaggio senza nome. I soldati, rincuorati dal fresco, tiravano il fiato dopo l'ennesima lunga giornata d'assedio estivo e i loro volti erano rossi di tramonto e azzurri di quiete serotina.
Il duca d'Altavilla se ne stava adagiato di fronte alla sua tenda su morbidi cuscini di cotone tessalo e non provava nessun sollievo per il sopravvenire della sera, anzi la febbre che l'aveva consumato durante il giorno era cresciuta man mano che il sole calava; come se febbre e sole fossero bracci di una stessa leva che faceva perno in mezzo al mare. Nel campo, gli assedianti cominciavano ad accendere i fuochi. Roberto D'Altavilla, Duca di Puglia, Calabria e Sicilia moriva.
Ancora fuochi e tende e gli stessi colori sgargianti e puttaneschi. Reggio era caduta grazie alla pertinacia normanna e assai ironicamente grazie alle macchine da guerra di progettazione greca. I bizantini si erano asserragliati a Scilla, su quello sperone di roccia che adesso rivedeva qui dinnanzi a sé simmetrico e inverso. Tramonti puttaneschi e mare e fave, fave e ancora fave. Fave crude e fave cotte. Tanto che gli pareva di sentirlo anche adesso l'odore delle fave bollite e un'irresistibile nausea l'assalì. Febbre e nausea.
Ma altro che nausea aveva dovuto far venire quell'odore ai bizantini di Scilla. Digiuni da chissà quanto della loro personalissima fava (1); gli faceva uscire gli occhi dalle orbite e se la sognavano coi nasi all'insù tra crampi allo stomaco e bave amare di bile. Masticavano il cuoio e sognavano la fava. E finalmente erano usciti grigi di fame e sparuti. E Scilla e la Calabria intera erano state conquistate. Là aveva lasciato il presidio militare sotto il comando di quel tale Costa Condomicita. Un tipaccio ambizioso di cui non c'era da fidarsi. Non c'era da fidarsi per niente, pensò il duca nel suo ultimo lampo di lucidità politica.
Nei giorni dell'assedio di Scilla, Roberto d'Altavilla aveva cominciato giocoforza a guardare dall'altra parte, aspettando che i greci si arrendessero alla loro irresistibile voglia di fava. Aveva cominciato a guardare quella lingua di terra scolorata dietro il mare. A pensare e pianificare la traversata e la conquista. E guardando di qua e di là, dalla costa calabrese alla siciliana, da Scilla a Cariddi e da Cariddi a Scilla, il duca D'Altavilla aveva cominciato a fantasticare. Preso dalla febbre dell'attesa, là come qui adesso a Cefalonia, adesso che guardava un'altra terra e un altro mare, attendendo là la resa dei greci e qua attendendo la sua propria resa, sulla costa di quel mare e di questo, Roberto il Guiscardo delirava.
Mangiando macco di fave(2) in riva al mare, nel 1060, con lo sguardo fiero rivolto all'orizzonte, il duca d'Altavilla progettava la costruzione di un ponte che unisse le due sponde dei suoi possedimenti. Addio navigazioni interminabili, rotte impreviste, mezzi insicuri.
Con la sensazione di avere la bocca piena di un immondo purè di fave il Guiscardo cercava con gli occhi brucianti l'impalcato, le travi, i piloni e non vedeva che il mare scuro e la terra più scura che c'era di là. Nessun ponte.
Dopo aver preparato soldati battelli e viveri, Roberto il Guiscardo attraversò con una grande armata lo stretto per conquistare la Sicilia. Ci sarebbero stati gli arabi da snidare dalle città e da far spasimare di voglia di falafel (3).
Senza essere preparato il duca d'Altavilla salpò. Sarebbero stati ancora fuochi e tende. Frazzanò, Castrogiovanni, Palermo e la cocciuta cocciutissima Noto. Corfù, Cefalonia, Nicea. E Bisanzio.Un nuovo assedio a Bisanzio. E oltre Bisanzio.
Roberto il Guiscardo chiuse gli occhi sulla linea struggente della costa che inesplicabilmente aveva ritrovato il suo verso.
Su' passati tanti iorna,
Colapisci non ritorna,
e l'aspettano 'a marina
lu regnanti e la rigina (O. Profazio)
1.Piatto greco consistente in una crema di fave secche con cipolle, olio d'oliva e limone.
2.Crema di fave realizzata con una cottura prolungata di fave secche alle quali vengono aggiunte delle bietole, e condita con olio d'oliva.
3.Pietanza araba costituita da polpette fritte e speziate, a base di fave tritate con cipolla, aglio e coriandolo.
Benvenuti a Favazzinablog
Se vi va di partecipare potete contattarmi su skype (mauro.fuca) o scrivere un commento anonimo al blog (scrivete in ogni caso la vostra email) così vi faccio diventare autori del blog e potrete darmi una mano.
Salutamu!
UGRECU
sabato 7 marzo 2009
Il ponte sullo stretto
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romanaccia
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sabato, marzo 07, 2009
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Scilla e Cariddi

"Dall'altra parte havvi due scogli: l'uno
Va sino agli astri, e fosca nube il cinge
Né su l'acuto vertice, l'estate
Corra o l'autunno, un puro ciel mai ride.
Montarvi non potrebbe altri, o calarne,
Venti mani movesse e venti piedi:
Sì liscio è il sasso e la costa superba.
Nel mezzo, vôlta all'occidente e all'orco,
S'apre oscura caverna, a cui davanti
Dovrai ratto passar; giovane arciero
Che dalla nave disfrenasse il dardo,
Non toccherebbe l'incavato speco.
Scilla ivi alberga, che moleste grida
Di mandar non ristà. La costei voce
Altro non par che un guaiolar perenne
Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce
Mostro, e sino ad un dio, che a lei si fesse,
Non mirerebbe in lei senza ribrezzo.
Dodici ha piedi, anterïori tutti,
Sei lunghissimi colli, e su ciascuno
Spaventosa una testa, e nelle bocche
Di spessi denti un triplicato giro,
E la morte più amara in ogni dente.
Con la metà di sé nell'incavato
Speco profondo ella s'attuffa, e fuori
Sporge le teste, riguardando intorno
Se delfini pescar, lupi, o alcun puote
Di que' mostri maggior che a mille a mille
Chiude Anfitrite nei suoi gorghi e nutre.
Né mai nocchieri oltrepassaro illesi:
Poiché quante apre disoneste bocche,
Tanti dal cavo legno uomini invola.
Men l'altro s'alza contrapposto scoglio
E il dardo tuo ne colpirìa la cima.
Grande verdeggia in questo e d'ampie foglie
Selvaggio fico; e alle sue falde assorbe
La temuta Cariddi il negro mare.
Tre fiate il rigetta, e tre nel giorno
L'assorbe orribilmente. Or tu a Cariddi
Non t'accostar mentre il mar negro inghiotte;
Ché mal saprìa dalla ruina estrema
Nettuno stesso dilivrarti. A Scilla
Tienti vicino, e rapido trascorri.
Perder sei de' compagni entro la nave
Torna più assai, che perir tutti a un tempo".
(Omero- Odissea- libro XII)
A mente i versi mitici di Omero, sono certa che i sortilegi dello Stretto avranno la meglio...
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Anonimo
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sabato, marzo 07, 2009
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Il negretto e il Ponte sullo Stretto
E' notizia di ieri l'approvazione(anche se sono anni che si parla del via ai lavori...mah...) al via dei lavori per questo Ponte sullo Stretto!Cusapi se sunnu i soliti chiacchiri!vedremo!
Quando si fa un progetto oltre a disquisizioni di natura tecnica si devono fare anche valutazioni di natura "strategica" nel senso bisogna accertare la reale necessità e convenienza per la comunità interessata al progetto.Ebbene quando sento parlare in tv di "opera strategica per il mezzogiorno" vorrei tanto capire che cazzo intendono queste persone per "opera strategica"!
Tempo stimato di attraversamento: intorno ai 35 minuti (fonte UNIVERSITA' DI INGEGNERIA DEI TRASPORTI DI RC)
Pedaggio: a seconda delle dimensioni(superiore comunque ai 25 euro), molti si credono che col ponte non dovranno più pagare per andare all'altra sponda!poveretti!
Quindi tutta sta strategia non la colgo.Se poi pensiamo che:
- la SA-RC è un cantiere aperto
- le montagne a ridosso della rete autostradale ci stanno cadendo addosso
- sulla ionica calabra siamo ancora con un binario e senza elettricità
- sulla ionica calabra non esistono autostrade ma la indemoniata SS106(strada della morte)
- la PA-ME e la PA-CT sono in uno stato pietoso
- oltre Catania non esistono autostrade che raggiungono la zona sud della sicilia(da Siracusa a Agrigento)
- la rete ferroviaria siciliana è assolutamente inadeguata
- la società ponte sullo stretto ha speso in tanti anni oltre trenta milioni di euro(mah)
la domanda mi nasce spontanea :ma a cu cazzu nci servi stu ponti?
A chi mi risponde che serve per creare tanti posti di lavoro controbatto dicendo che solo in italia per creare posti di lavoro si progetta un'opera mastodontica e inutile per non so quanti miliardi di euro!Con meno della metà di questi soldi non si potrebbero creare posti di lavoro favorendo l'insediamento di aziende, incentivando il turismo, migliorando le infrastrutture viarie esistenti, incentivando l'export dei tanti prodotti tipici del sud italia etc etc?
Forse una cosa giusta il governo Prodi l'aveva fatta longu, abbandoanre questo progetto!
Ah ma in questo istante leggo che siccome la crisi economica finanziaria è più grave del previsto e sono in ballo milioni di posti di lavoro Berlusoni ha già trovato la via d'uscita, ha già avvviato l'idea di un nuovo ponte, davvero faraonico per creare milioni e milioni di posti di lavoro: il ponte collegherà ARCORE alla LUNA, un progetto davvero stellare!
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il negretto
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sabato, marzo 07, 2009
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venerdì 6 marzo 2009
NO PONTE

NO PONTE
Il Ponte sullo Stretto, argomento vecchio ed anche nuovissimo ,ogni qual volta si ritorna al governo di destra. Dalle informazioni che ho raccolto, la costruzione del ponte sarebbe deleteria per l’ambiente interessato. Sembra che il ponte, partendo da Santa Trada, finirebbe per coprire buona parte di Cannitello. E per coprire, intendo che metterebbe all’ombra il paese sottostante. Al di là dei problemi sismici che la zona ha, e che forse con buoni ingegneri potrebbero essere risolti, io non vedo l’utilità di un ponte che sarebbe utilizzato da un numero esiguo di passanti. Il turismo, sì, quello è importante, ma il flusso estivo non giustifica la spesa che avrebbe tempi d’ammortamento lunghissimi, incalcolabili. E poi credo che raggiungere la Sicilia con il traghetto è diventato per gli emigranti che ritornano in estate una tradizione e per i turisti una vera attrazione! Sicuramente ci sarebbero un aumento dell’occupazione nell’area del mezzogiorno, qualche liquidazione istantanea prima della gara d’appalto, tonnellate di rifiuti in fondo al mare. Addio pesci di pescatori felici…. Addio fondali dello Stretto caratterizzati da un ecosistema unico al mondo, favorito dall’idrodinamismo che solo in quest’area esiste. Un’opera grandiosa, per esecuzione, non certo per idea, in molti, negli anni che furono, hanno pensato alla costruzione di un ponte. Esistono progetti che risalgono al lontano ottocento. Nessuno ha osato fino ad oggi, forse è per questo che la realizzazione del progetto è così ambita...
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chinnurastazioni
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venerdì, marzo 06, 2009
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Rieccomi :-)
Ciao ragazzi eccomi qua dinuovo dopo tanto tempo! volevo saluatare e abbracciare tutti.
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I gemelli ru pilu
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venerdì, marzo 06, 2009
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Il falco e il ponte sullo stretto
Teodoro Adorno aveva occhi di leggendaria acutezza e pur continuava a darsi di becco sull'ala perchè non poteva credere a quegli occhi. Guardava il tratto di mare amato da quella prima volta che i suoi genitori l'avevano accompagnato dall'Africa con un volo interminabile attraverso vallate desertiche e montagne combuste, seppure avrebbe potuto spingersi più a nord non l'aveva mai fatto perchè intuì che quello era il suo posto. Aveva schivato pallettoni assassini e fuorilegge, aveva perduto fratelli e compagni finiti imbalsamati tra i soprammobili di un comò, invecchiava dentro trasvolate estenuanti e sapeva che avrebbe voluto morire qui in primavera abbarbicato a un ramo di castagno annusando ancora una volta l'odore salmastro del vento dello stretto. Ora non era più il solito azzurro incastonato fra declivi giallobruni brulli, rade e cale, terra secca e ghiaia grigia e rocce di basalto, fiumare afferenti e rogge di pantano, laghi marini. Ora tra Scilla e Cariddi il manufatto soprannaturale e mostruoso si aggrappava alle due sponde, qua graffiandogli la pelle e là strappandogli brani di carne, e da queste prendevano vigore la muscolatura dei piloni e i tendini d'acciaio tiranti controventati a opporsi alle forze della natura.
Era il ponte sullo stretto. Teodoro lo vedeva completato di tutti i bulloni, di putrelle e cavi metallici. Gli volava d'attorno, il suono di quelle corde sferzate dal vento strideva di note meccaniche acute al suo udito potente e delicato, scendeva in picchiata disorientato da quella lama sospesa tranciante lo spazio del marecielo primordiale. Artigliò il parapetto nord e aspettò osservando lo scorrere monotono dell'andirivieni veicolare. Lo vide avanzare nella corsia mediana rumoroso di pistoni sbuffanti in puzzolente combustione. Aprì le ali e scattò volando incontro al duello con la sua ultima preda. Passano gli autotreni e non si fermano mai.
Su questo ponte.
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arcade fire
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venerdì, marzo 06, 2009
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Le pesche
Mia zia Mariangela e suo marito dopo molti anni passati in America, decisero di trascorrere la loro vecchiaia a Favazzina e così verso la fine degli anni sessanta fecero ritorno in paese.
Sistemarono la vecchia casa che avevano nel vicolo, dove abitava la nostra Mariuzza, e l’arredarono in stile americano. Non so se a qualcuno di voi è mai capitato di entrare in quella casa, ma pareva di trovarsi in un negozio di antiquariato, ed io tutte le volte che vi entravo, quasi in punta di piedi, rimanevo sbalordito delle innumerevoli bambole, anfore, cuscini, soprammobili, arazzi, quadri, quadretti che facevano bella mostra sui mobili, sulle poltrone, in cucina, in sala, sulle pareti, sulla scala, insomma dappertutto.
Non avevano avuto figli e tra tutti i nipoti, Longu compreso, ero io quello a cui mia zia rompeva sempre i cabasisi, per dirla alla Camilleri.
Stabilito che era lei quella che comandava, quando aveva bisogno, raramente mi veniva a chiamare e mandava sempre suo marito, oppure la prima persona che passava da casa mia. Talvolta inventavo delle scuse per non andare, ma mia madre non transigeva e mi obbligava a recarmi da lei. Comunque era sempre gentile con me e mi regalava o mi offriva sempre qualcosa per i servigi che le facevo. Il problema era che io a 18 anni già ne avevo piene le scatole per tutti i lavori che mi faceva fare mio padre, in più ci si metteva pure lei, capite che un po’ mi giravano.
«E fammi chistu e fammi chiddu. E cogghimi i pira, e cogghimi i pruna» due palle che non vi dico.
Aveva una vigna a Brancatò, vicino ad una delle mie, e ogni volta che ci andavo, appena mi vedeva, mi chiedeva a che punto era la frutta e mi raccomandava di cogliergliela quando vedevo che era matura. Tra gli altri vi era un albero di pesche (pescrichi i giugnu) che era una meraviglia. Quell’anno non era particolarmente carico e le poche pesche che aveva fatto erano fantastiche, una gioia per gli occhi. Ogni tanto anche lei, insieme al marito, saliva alla vigna e controllava che tutto fosse a posto, che non mancasse niente, soprattutto le pesche. Le curava con amore e aspettava con impazienza che maturassero. Quando invece ero io a salire, al ritorno mi chiedeva a che punto erano e se mancava ancora molto prima che potessi coglierle.
Come le mie palle, anche le pesche finalmente maturarono e mia zia, dopo averla informata, mi disse se la prima volta che salivo a Brancatò gliele prendevo.
Una mattina, senza dire a mia madre di preciso dove andavo, di buon’ora salii a Brancatò.
Giunto alla vigna mi arrampicai sul pesco e alla faccia di mia zia mi feci una scorpacciata di pesche esagerata. Erano buonissime e le assaporai con gusto.
Quando fui sazio, raccolsi quelle rimaste e pienamente soddisfatto scesi verso casa.
Il giorno dopo mia zia si presentò a casa mia con una faccia che non vi dico e mi chiese quand’era stata l’ultima volta che ero salito a Brancatò.
«Du iorna fa» le risposi.
«Viristi a carchirunu nta vigna?»
«No! Pirchì chi succiriu?» le chiesi a mia volta, fingendo curiosità.
«Mi rubaru tutti i pescrica»
«Mi dispiaci ma non vitti a nuddu!» mentii spudoratamente.
«Stu curnutu mi vosi fari nu dispettu, da nterra era chinu i scorci, apposta si mangiau».
Mentre mia madre cercava di rabbonirla io, trattenendo a stento le risa, mi allontanai.
Chissà che casino se avesse scoperto che ero stato io a rubarle le pesche!
Ma non lo seppe mai e ogni volta che mi comandava a farle qualche servigio, visto che non mi potevo rifiutare, a parziale rivincita, tra me e me dicevo «Tantu ti futtia ieu i pescrica!»
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Spusiddha
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venerdì, marzo 06, 2009
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Argomento: Storie 'ì favazzina
giovedì 5 marzo 2009
U greco e il ponte sullo stretto
In realtà non conosco molto bene l'argomento però dico la mia anche a rischio di non essere molto preciso.
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u Grecu
u iornu:
giovedì, marzo 05, 2009
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Argomento: rubrica settimanale
Il ponte sullo Stretto
Sono contrario per il fatto che si parla di Ponte, sin dai tempi di Annibale, che voleva costruirlo in forma galleggiante per portare degli elefanti da una sponda all’altra e se fino ad oggi, non è stato costruito ci sarà un perché, anzi preciso , i perché sono tantissimi.
Elencarli tutti, significherebbe “dilapidare” il preziosissimo spazio del blog e quindi, ne cito solo alcuni:
· Quanti miliardi ci vogliono per costruirlo? Non sarebbe utile investire in altre opere più utili e necessarie (sbizzarritevi ce ne sono a migliaia), visto tra l’altro il delicato momento di crisi economica mondiale?
· Quale sarebbe la praticità dell’opera? Gli svincoli, in Sicilia, dovrebbero arrivare a Torre Faro, distanti quasi 8 km dagli attuali imbarcaderi, mentre in Calabria partirebbero da Santa Trada (distanza attuale 5 km con tempi di navigazione 18 minuti -- distanza futura 6+8+5= km 19)!
· Quale sarebbe il risparmio per l’utente? I pedaggi che si dovrebbero pagare, per passare a mezzo ponte, da una sponda territoriale all’altra, sarebbero quantificati in media (per autovettura) in circa 22 euro.
· La struttura, sorgerebbe su una zona altamente sismica e per circa 100 giorni l’anno impraticabile a causa dei fortissimi venti (a volte superano i 100 km orari). Come si viaggerebbe in quei giorni? Sorgerebbe spontanea la risposta con delle navi, ma con quale costo per gli Armatori e per lo Stato?
· E’ vero si creerebbero nuovi posti di lavoro, ma degli attuali 1000 dipendenti cosa si farebbe? Sicuramente sarebbero “riciclati” o “prepensionati” quindi non sarebbero nuovi posti di lavoro! (lo scrivente non avrebbe questo problema in quanto con 29 anni di contributi attuali più altri 15/16 anni e più per la costruzione del ponte, avrebbe già raggiunto la “pace contributiva”)!
· Ambientalisti, naturalisti e Quanti Altri, cosa ne pensate? La bellezza di questo posto incantevole, sarebbe deturpata, se non per l’unico motivo di essere ricordato come Il Presidente che fece costruire il Ponte sullo Stretto!
Come dicevo prima avrei tante altre motivazioni da elencare, ma credo che queste possano bastare.
Allego, per sdrammatizzare, una foto che forse ho già pubblicato ma che calza a pennello.
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Belloepossibile
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giovedì, marzo 05, 2009
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Argomento: argomento settimanale (vista la latitanza di Malumbra)
Il ritrovamento di Malumbra
Scindiva ra nchianata (o ra calata?) i Marina, aiva i ddi cazzi pa testa, era furenti e mbilinatu cu Malumbra chi non si trova intra o blog e mancu fora. 'U Negrettu gira u paisi suttasupra e tutto putiva pinzari ma no cu viriva o campusantu, na tavuledda china di culuri e pinnelli sutt'a l'acqua ra funtanedda, na tila randi du metri pì du metri e nu cipressu disegnatu e culuratu virdi scuru.
-Malumbra nniricatu, ora avi chi spittamu. L'argomentu tu spirdisti, chi facimu ndi roccamu?
-Che argomento, non si parlava di reality?
-Passau u reality, Malumbra. Non ti nd'accurgisti?
-Negretto, non vedi che sto lavorando?
-Nto campusantu, si poti sapiri chi fai?
-Sono en plein air, attraverso una fase impressionistica.
-Ma, l'argomentu?
-Senti Negro chiddu chi ti ricu, fa finta chi non mi viristi. Rinci o blog che sono momentaneamente espatriato per cui il turno di Malumbra è temporaneamente cassato sostituito da chiunque freme per prenderne il posto ( gente di vicino Roma te lo dico tra parentesi, tu capisci).
-Bona idea Malumbra, ora tornu nto blog e fazzu a nominescion. Ah chi bellizza, ndi scialamu. E non pinzari chi non ti viru ehitù arretu alla sipala.
PS aggiunto dopo aver letto il post (quasi simultaneo) di Belloe: Ti sarbasti in corner, ah furtunedda chi hai, sipalota
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arcade fire
u iornu:
giovedì, marzo 05, 2009
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Argomento: rubrica settimanale
