Anche questa estate purtroppo sta volgendo al termine e come in ogni estate che sta per concludersi, già si tirano le somme di quanto è avvenuto a Favazzina, si fanno i resoconti degli avvenimenti più significativi che hanno animato le nostre serate favazzinote.
Sicuramente questa estate sarà ricordata per il traffico caotico che come sempre ha paralizzato il paese (chissà quando avremo dei parcheggi a pagamento e l’accesso riservato solo ai residenti). Per la chiusura serale della rete idrica, con i disagi che potete immaginare. Per la sporcizia cronica delle strade e ancora di più della spiaggia, grazie ai turisti locali “gli invasori” che lasciano, sparsi sulla spiaggia, ogni sorta di immondizia e che ne loro, ne gli addetti del comune, si sognano di tirare su. Per i cassonetti stracolmi di rifiuti, lasciati per giorni a macerare al sole, spargendo per il paese un lezzo insopportabile. Per l’assenza totale dei rappresentanti del comune, sindaco in testa, e della polizia municipale atta a disciplinare il traffico e a mettere un po’ d’ordine nel paese.
Eppure, beato lui, c’è chi prevede un grosso sviluppo per il paese (visionario o ottimista?), in realtà, a mio modo di vedere, stiamo assistendo alla lenta agonia di Favazzina. Di questo passo il paese precipiterà sempre più nel caos e se non si prendono seri provvedimenti (ma chi?) Favazzina diverrà sempre più un paese invivibile.
Chiusa parentesi e torniamo alle serate favazzinote, che è poi il tema principale del nostro racconto.
Purtroppo non vi è stato niente di eclatante e tranne per qualche serata di karaoke nella piazzetta, tutto è scivolato nella normalità.
Per fortuna ci ha pensato Maciste a dare una scossa, con una serata memorabile dedicata a Mino Reitano, illuminando, con la sua performance, un’estate che altrimenti sarebbe passata nell’anonimato.
La serata, splendida, si è svolta presso il bar di Peppino F. “Il mago delle granite” e ha visto la partecipazione di turisti e paesani che hanno applaudito Maciste durante tutta la sua esibizione, divertendosi tantissimo per la sua straripante ed innata comicità.
Lo spettacolo è iniziato alle 9,30 e un duo, un uomo e una donna, hanno intrattenuto con musica e canzonette i clienti del bar venuti, come ogni sera, a gustare le favolose granite del mago e la gente del paese accorsa numerosa ad ascoltare Maciste. Alle 10,30 annunciato dal duo, Maciste ha fatto la sua comparsa in scena vestito in modo elegante, indossava pure la giacca, e reggendo in mano una valigia di cartone e una chitarra, chiaro riferimento a due delle canzoni più famose di Mino Reitano “L’uomo e la valigia” e “Una chitarra cento illusioni”.
Ha esordito dicendo che la serata la dedicava ai suoi compagni dell’elementari e ha citato tutti i nomi, compreso quello del sottoscritto. Poi ha iniziato lo spettacolo cantando “C’è una ragione di più” sicuramente la canzone più bella scritta da Reitano. Tra una canzone e l’altra ha raccontato episodi di gioventù, in particolare uno che lo ha visto coinvolto insieme a Enzo G. e a due ragazze, di cui una, a sentire lui, brutta come una scimmia. Ha fatto monologhi, inventato storie e ha letto pure delle sue poesie, due mie le ha fatto leggere anche al sottoscritto. Infine tra il serio e il faceto, Maciste, in una lettera scritta al sindaco, nella quale sottolineava i problemi più impellenti di cui il paese ha bisogno, ha ricordato che Favazzina merita più rispetto e soprattutto maggior attenzione da parte dell’amministrazione comunale. Poi come in un copione precedentemente scritto, a sorpresa, ha fatto la sua comparsa il sindaco, venuto pure lui a mangiarsi la granita e Maciste, sorpreso quanto noi, gli ha ribadito i concetti su Favazzina appena espressi, fra l’indifferenza, almeno apparente del sindaco, che ha incassato senza battere ciglio.
Lo serata è poi continuata con altre canzoni di Reitano cantate da Maciste, in un crescendo irresistibile e lo spettacolo si è concluso dopo quasi due ore in un tripudio generale, con Maciste che ha fatto da mattatore, tra l’entusiasmo di quanti erano accorsi a sentirlo.
Ovviamente come in tutti gli spettacoli, non tutti i giudizi sono stati positivi, ma al di la dei giudizi, positivi o negativi che abbiamo sentito, quello che a noi importa è che Maciste ancora una volta con la sua verve e la sua bravura, ci ha regalato una serata memorabile, da incorniciare, che rimarrà nella storia di Favazzina e ci farà ricordare a lungo questa estate del 2009, che malinconicamente sta ormai volgendo al termine.
Benvenuti a Favazzinablog
Se vi va di partecipare potete contattarmi su skype (mauro.fuca) o scrivere un commento anonimo al blog (scrivete in ogni caso la vostra email) così vi faccio diventare autori del blog e potrete darmi una mano.
Salutamu!
UGRECU
lunedì 31 agosto 2009
Maciste ricorda Reitano
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Spusiddha
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lunedì, agosto 31, 2009
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Argomento: Varie
venerdì 28 agosto 2009

Un semplice saluto ai miei più grandi amici di Favazzina... A quelli che ho rivisto ed a quelli che non sono riuscito ad incontrare..
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Scibbalocchiu
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venerdì, agosto 28, 2009
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Auguri. Due anni di blog favazzinoto
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u Grecu
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venerdì, agosto 28, 2009
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Argomento: favazzinablog
giovedì 27 agosto 2009
Pangallo's wedding
Ed ecco le prove che l'evento inimmaginabile si è realmente verificato.
Lo sposo è arrivato in ritardo alla cerimonia (.... per i bagordi della sera precedente).
Signora: "Gino ti sei fatto attendere!"
Pangallo:" Me mamma spittau 43 anni mi mi viri maritatu, vui non putiti spittari 10 minuti?" 


Pangallu varda avanti ca strata è longa e china i curvi !!!
L'ingresso in sala non è stato accompagnato dalla classica marcia Nuziale ma da una trascinante Tarantella eseguita con maestrìa da Malumbra
Dopo 5 minuti via giacca gilet cravatta e.... scarpe!!!

Auguri di vero cuore Amico mio!
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Galanti
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giovedì, agosto 27, 2009
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Argomento: personaggi mitologici
lunedì 24 agosto 2009
Post di fine estate
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u Grecu
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lunedì, agosto 24, 2009
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Argomento: Riflessioni
domenica 23 agosto 2009
Raffaeli i Genova
Ricevo e volentieri pubblico.
Cari amici infavazzinati e affavazzinatori, favazzinesi autoctoni o per elezione, di rito o di passaggio, emigrati con solide radici e nordiche fronde o smigrati virtuali, ritornanti o recalcitranti, viaggianti o residuali, A tutti gli amici e colleghi del favazzinese zoo litoraneo, qui è un favazzinaro di secondo grado che parla, della nobile casata dei Galanti, e che vorrebbe, umilmente, fare la sua parte.
Io non so se qualcuno, tra gli abbondanti contenuti di questo mirabile blog, ne abbia già fatto menzione, nel caso imperdonabile in cui ciò non fosse, vorrei fornire il mio personale ritratto di uno dei personaggi più bizzarri che si sia mai spellato le ginocchia o fracassato i gomiti sul duro suolo favazzinoto: il suo nome è Raffaelle, e la sua abbacinante circolazione a Little raw Fava si colloca nel fiore degli anni '80. Io non so che fine abbia fatto, se si sia più fatto rivedere in quèldi, o se, come me, si sia in qualche modo dileguato, ma sono certo che i più antichi di noi se lo ricorderanno come uno dei 'bbuccazzari più fecondi, imprevedibili, e accreditati delle nostre aspre estati favazzinare.
Raffaele di Genova compariva al principiar di luglio, armato di comune ciabatta da mare blu con tomaia bianca, pantaloncino scuro tipo "sport" fluorescente, che più spesso non portava, limitandosi, come molti di noi, all'essenzialità di un anonimo costumino (altri tempi, altra modestia), polo gialla o rossa d'ordinanza e una faccia che pareva ti stesse prendendo per il culo qualunque cosa ti dicesse e in qualunque modo ti guardasse. Il tutto su tonalità biondo albino, capello liscio semilungo con pendulo ciuffo sulla fronte martoriata, e un corpo un po' grassoccio, non esattamente da atleta, ma capace di fare cose impensabili.
Qualunque cosa tu avessi fatto, Raffaele la aveva già fatta e correndo molti più rischi mortali di te. Se tu andavi sott'acqua per 1 minuto, lui ci andava, legato mani e piedi, per 10.
Se tu sapevi saltare il muretto della stazione, lui lo sapeva saltare all'indietro e fischiettando la cucaracha.
Se tu ti tuffavi dagli scogli del molo infilando l'interstizio in mezzo a due massi, Raffaele prima lanciava nuovi massi, con la sua forza potentissima, e poi si tuffava ad occhi chiusi col salto mortale, perché riusciva a percepire le distanze e gli spazi con una specie di sonar, come i pipistrelli, caratteristica genetica che aveva solo lui, nella sua originalità di essere umano unico al mondo.
Tutto ciò ci porta ad una seconda, e ancora più strabiliante, caratteristica di Raffaele: la sua capacità, davvero ineguagliabile, di massacrarsi fisicamente, di 'cciuncarsi della madonna, se volete, e, nonostante questo, di sopravvivere, più o meno integro, e ripetersi come niente fosse.
Si sa che quello dei ragazzini è un mondo severo, dove per quanto alte siano le capacità di convincimento di un pregevole 'bbuccazzaro, sarà comunque atteso alla prova, pena la condanna, e volte le maschiate, dei suoi cinici coetanei. Questo faceva sì che Raffaele, onde dimostrare sul campo quanto proferito di eccellente e superaggettante le comuni prestazioni di noi bambini normali, di volta in volta rischiasse di morire per annegamento, soffocamento, svenimento, traumi cranici e contusioni varie. Fatto è che Raffaele, una volta emessa la cazzata, ci credeva! Era la realtà che si doveva adeguare a come lui la raccontava e non lui ad adeguarsi ai limiti, fisicamente invalicabili, della realtà. Quel ragazzo, per me, era una meraviglia, un artista vero, completo, totale della 'bbuccazzata.
Accanto poi alle cose di cui giustamente si chiedeva dimostrazione, ve ne era una gran quantità su cui avere prova certa era impossibile. Ed anzi io sono convinto che Raffaele abbia rischiato più volte di morire in così tenera età giusto per darsi l'autorevolezza di raccontare, creduto, che lui, da piccolo, era stato sulla luna, e ci era appena tornato perché vi aveva dimenticato l'orologio che gli aveva regalato Pertini; di notte poteva contattare i defunti e chiedergli delle ricette eccezionali con cui cucinare la spigola; era un maestro avanzatissimo di arti marziali ma non poteva usarle perché aveva giurato al suo maestro di non uccidere più nessuno; aveva fatto parte della squadra giovanile del Genova, ed era pronto per entrare nei professionisti, ma siccome suo padre lo aveva iscritto al liceo alla Sorbona, non poteva allenarsi con gli altri ragazzini, ma Dino Zoff, avendolo visto giocare una volta, andava tutti i fine settimana a Parigi, ad allenarlo e ad imparare come parare i rigori; Raffaele aveva insegnato a Jimi Hendrix come si suona la chitarra; Raffaele pescava i pescespada con la katana; Raffaele andava a nuoto fino a Messina, si prendeva la granita e tornava in mattinata per andare a funghi in montagna; io non ricordo più quante cose sapesse fare Raffaele, ma so che era disposto a morire sul serio pur di dimostrare che era un essere fuori dal normale, e che per questo, passato oggi lo sconcerto dell'infanzia, mi pare degno di ogni stima.
Gianluca Galante
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Galanti
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domenica, agosto 23, 2009
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Argomento: personaggi mitologici
giovedì 20 agosto 2009
Passeggiando con Spusiddha
Durante questa vacanza che purtroppo sta volgendo al termine, mi sono visto spesso con Spusiddha che mi ha invitato ad andare con lui a fare una passeggiata sopra 'a centrale elettrica, fino ad arrivare 'ntu casotto. Cellulare alla mano ho fatto un piccolo reportage fotografico che voglio condividere con voi.






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u Grecu
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giovedì, agosto 20, 2009
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Argomento: Storie 'i Favazzina
lunedì 17 agosto 2009
Incontri in spiaggia

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u Grecu
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lunedì, agosto 17, 2009
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Argomento: personaggi mitologici
venerdì 14 agosto 2009
Saldi di fine stagione
Il negozio non chiude
nemmeno per le feste comandate
soltanto
va via il commesso
quello che vi ha illustrato
articoli scontati
aggettivi abusati
e cose paghi due prendi tre
è finito il periodo di prova
ringrazia per le mance avute
non erano dovute
siamo alla fine
dei saldi di fine stagione
l'ho licenziato
questo ho deciso
sono il padrone
detto per inciso
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arcade fire
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venerdì, agosto 14, 2009
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Argomento: Varie
giovedì 13 agosto 2009
Il paddeco
Si diceva di paddechi sottomarini sottoforma di celluloide e già questa è un'eccezione per la regola di noi uomini di mare: il paddeco viene dall'entroterra e del mare intuisce la magnifica estensione e presagisce l'utilizzo allorché esclama gesugesù chi sorta di ppattata, cà sì chi si poti chiantari lu granu! Questa regola non esiste se non nella nostra sconfinata presunzione che scambiamo per apertura mentale, conoscenza del mondo e libertà di pensiero: danni da eccessiva esposizione eliotalassica. Eppure ci sono le dovute eccezioni e che cosa confermano non so non avendo una regola a cui rendere conto. Meglio dire che sono fatti che succedono. Succede che l'uomo viene scaricato da un'automobile sulla via nova, scende le scale attraversa i binari e si presenta da M*, il capostazione.
-Capu, facitimi nu fogghittu.
-Dove dovete andare?
-Ah, ca ora vi lu dicu a vui.
-Devo sapere dove andate per fare il biglietto.
-Va beni, facitilu pè Riggiu. Vaio 'o spitali pè trovari n'amico nfortunatu.
-Incidente? Comu fu?
-Cu lu sapi. Sparatoria di notti, testimoni i stidhi.
Nella sala d'attesa tri figghi i bonamamma favazzinota classificano il tipo come paddeco secondo quella regola di cui nego l'esistenza.
Arriva il treno accelerato locale, l'uomo sale e prende posto. Quei bei sedili di legno in seconda classe -qualcuno ricorda?-, a ogni scompartimento la porta per scender-e-salire e sopra il finestrino quella scatola di metallo ottonato con un maniglione alla base inferiore, da usare solo in caso di emergenza. I tre favazzinoti, varda 'a cumbinazioni, chiedono permesso e si sistemano nel medesimo scompartimento. Il treno parte, fa caldo, dopo Scilla uno dei tre ragazzi chiede di poter abbassare il finestrino: -Faciti, faciti, è licitu- il paddeco acconsente. Prova ma non ci riesce, il secondo dice che c'è la sicura e tenta di azionare la scatola ottonata. -Minchia ch'è dura- Provo io prova tu, il maniglione non si smuove nemmeno unendo la forza di tre persone.
-Canzeggiatevi di lloco ca provo io!- Quando il paddeco parla in italiano è risoluto assai, afferra la maniglia e tira. Fischi stridii strattonamenti e scintille che si potevano immaginare, bbuci e chicazzustasuccirendu, viavai di personale viaggiante per corridoi intasati e c'è cu prega e c'è cu iastima. 'U trenu sata, arrunza e mori tra Cannitellu e 'u faru i punta Pezzu. Il capotreno ansimante si affaccia allo scompartimento e vede quella maniglia in posizione attiva. Indica il freno d'emergenza -trattavasi di questo, quasi tutti l'avranno capito- e chiede urlando d'incazzata incredulità : -Chi è stato?- Il paddeco si alza da sedere, abbozza un lieve inchino e dice: - Io, modestamenti. E cu na manu!
La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta (F. G.)
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arcade fire
u iornu:
giovedì, agosto 13, 2009
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Argomento: Varie
