Benvenuti a Favazzinablog

Finalmente, dopo anni che ho in mente di farlo, ho deciso di aprire questo piccolo blog su Favazzina. L'obiettivo è quello di creare una comunità virtuale delle varie persone che negli anni hanno preso parte alla vita della nostra mitica Favazzina in modo che, almeno attraverso internet, possano sentirsi e non perdere i contatti, ma anche quello di scrivere e non dimenticare le varie storie che per tante estati ci hanno fatto morire dalle risate.
Se vi va di partecipare potete contattarmi su skype (mauro.fuca) o scrivere un commento anonimo al blog (scrivete in ogni caso la vostra email) così vi faccio diventare autori del blog e potrete darmi una mano.
Salutamu!
UGRECU

giovedì 19 marzo 2009

19 MARZO

In questo giorno di festa per i papà valorizziamo il maschio.Facciamo risaltare, la sua capacità di donarsi e prendersi cura della famiglia, di difendere ed educare i figli e di occuparsi anche della comunità che gli sta attorno. Auguri papà

mercoledì 18 marzo 2009

Stupri e violenze

Ci sono uomini che non lasciano mai che il gallo canti tre volte,
ci sono uomini,invece, che si consumano per un ideale,
ci sono uomini che non capiscono,sono tanti,
ci sono uomini che fingono di non capire, sono i peggiori, sono quelli che vanno dove li porta il vento del loro egoismo, sono fascisti e comunisti, atei e credenti, secondo l'interlocutore, secondo la loro convenienza.
Ci sono uomini che stuprano le donne, vigliacchi, ma per una donna stuprata in strada mille sono violentate dentro le mura domestiche, da mariti, conviventi, padri, fratelli, ma questo non fa testo, è fuori tema, non l'ha detto il padrone, non lo dice la televisione, non fa audience, non fa paura, per il semplice motivo che c'è sempre stato.
Non bisogna turbare la nostra bella educata civile società, è meglio soffermarsi sul rumeno arrapato, sull'albanese ubriaco, sullo zingaro ladro.
Farisei, opportunisti, teste al macero, uomini senza storia, uomini da niente e scusate la raffinatezza, coglioni.

Alla mia terra natale, un angolino di “SICILIA”



Sono nato in un borgo marinaro di nome Tonnarella in provincia di Messina. Quella parte di “Sicilia”, dove anche i fiori, i fichi d’india, le agave messicane e gli uccelli sembrano fare parte di un giardino incantato. La casa dove sono nato confina con la sabbia del mare, dalla parte opposta al mare, si vede una rigogliosa e verde distesa di agrumi, uliveti, vigneti.
Le colline, coltivate ad ulivi e mandorli, risalgono dolcemente fino ai monti Peloritani. Mio nonno Nino aveva un appezzamento di ulivi tra Furnari e Tripi.
Dietro queste morbide colline, spunta maestosa la cima di un gigante: l’Etna che d’inverno è imbiancato di neve.
Tonnarella è al centro dello splendido golfo tra Capo Milazzo e Capo Tindari, di fronte alle Isole Eolie, che quando il cielo è sereno sembra di toccarle con una mano. Milazzo è una lingua di promontorio che si allunga verso le isole Eolie, quasi a proteggerle dal vento di maestrale. Tindari è un luogo sacro e religioso dedicato alla Madonna nera con in braccio il Bambino
I racconti popolari tramandano, che una nave di ritorno dall'Oriente, tra le altre cose, portava nascosta nella stiva una statua della Madonna; mentre la nave navigava nelle acque del Tirreno, improvvisamente si scatenò una tempesta ed essa fu costretta a rifugiarsi nella baia del Tindari.
Finita la tempesta, i marinai decisero di ripartire ma non ci riuscirono, la nave rimase incagliata sotto il monte.Si mosse soltanto dopo che ebbero scaricata la cassa contenente la Madonna.
La statua della madonna venne poggiata dai marinai del luogo sul promontorio di Tindari,a protezione del golfo.L’arrivo risale all’ottavo secolo. Nella foto,in secondo piano, il promontorio del Tindari.

martedì 17 marzo 2009

Le parole

Papé satàn, papé satàn aleppe!
Le parole nei commenti paiono incomprensibili perse come sono nel palleggiamento tra i non mi hai capito, non ho detto questo, viri mi leggi bbonu, cusapi chi liggisti.
A volte le parole quando diventano onde sonore o segni su una pagina non rappresentano più il pensiero che le ha create come quando tronchiamo, prima che arrivi alle labbra, la parola pensata e la sostituiamo improvvisamente con un'altra: chi ci ascolta percepisce quello che avremmo voluto dire non quello che abbiamo detto. Come il signor Rossi quello che era stato colpito da una malattia che gli rubava le parole anzi no, più che rubare gliele sostituiva. Ricoverato già da tempo non ne poteva più del vitto e avrebbe voluto dire "sempri pastina nta stu cazzu i spitali?" invece diceva "depali tarelli le condavi sapotta?" e noi capivamo quello che avrebbe voluto dire non quello che diceva. Gli piaceva un'infermiera, gli si illuminavano gli occhi e le diceva "partela so falella rigana?" ma avrebbe voluto dire "u sapiti signurina chi siti propriu pulita?" L'infermiera capiva quello che lui avrebbe voluto dire, non quello che diceva, e arrossiva. Con la suora erano santi da nominare invano, si innervosiva quando gli veniva accanto e avrebbe voluto dire "tuccamundi i palli!" invece diceva "giaroni posenna!", anche la suora capiva quello che lui avrebbe voluto dire e scappava con la tunica fra le gambe. Aveva una sorella che veniva a fargli visita ma la detestava e spazientito le disse "vandora rabala comelli? Zalalea co landisa!" ma avrebbe voluto dire "ta futtisti l'eredità? Vatindi pa casa!" e ella, che capì quello che non aveva detto ma che avrebbe voluto dire, non tornò mai più. Finalmente guarì, lo rappezzammo alla bell' e meglio però le parole gli restarono guaste. Ora, mi hanno riferito ma stento a crederlo, scrive racconti di successo. I critici letterari capiscono quello che lui scrive e non quello che avrebbe voluto scrivere. In questo caso, è una fortuna.

Il signor Rossi in realtà si chiamava V, era originario di Polistena e fu ricoverato nel dicembre del 1983 all'ospedale Sant' Orsola di Bologna a causa di un infarto cerebrale che aveva colpito la cosiddetta area di Broca che è una regione del cervello che presiede alle funzioni riguardanti il linguaggio. Il linguaggio ne risulta compromesso con questa particolarità: il malato capisce e pensa le parole in modo più o meno corretto ma quando parla fa uso di parole "inventate" e senza senso "comune". Questa malattia si chiama Afasia di Broca.

Dante: Inferno, canto VII: il più famoso verso afasico della letteratura italiana

I luoghi storici di Favazzina

Se uno sale al Ponte, poco prima di arrivare alla centrale idroelettrica trova, sulla destra, un sentiero che un tempo, quando Favazzina era al massimo del suo splendore e le vigne erano ancora coltivate, arrivava fino a Melia. E’ il sentiero che porta a Brancatò e a Fermo, poi proseguendo a Mittà dove vi era e vi è tuttora un uliveto rigoglioso, quindi ai Nuciddari e infine come detto a Melia.
Imboccando il sentiero si passa davanti a quello che fu il trappito, con la macina che era mossa da un bue bendato e dove veniva ricavato l’olio dalle olive di Mittà. Salendo si scorgono ai lati del sentiero numerosi alberi di bagolaro “i spazzanasari” sui quali io e i miei amici da ragazzi andavamo a cogliere i spazza nasi e prima di arrivare a Brancatò si incontra la “pietra liscia” una parete rocciosa, aggirata dal sentiero, davvero molto particolare.
Brancatò è un pianoro sopra Favazzina, dove vi erano delle vigne stupende e dal quale si può godere di un panorama mozzafiato. Ricordo, soprattutto in primavera, le numerose violette che crescevano un po’ dappertutto ed emanavano un profumo intenso e le fragoline di bosco che raccoglievo dentro delle foglie di vite e delle quali ero ovviamente molto goloso. Da Brancatò il sentiero, proseguendo, attraversava un bosco di castagni e in autunno, quando andavo su per vendemmiare, era pieno di ricci e di castagne che io raccoglievo per mangiarle crude dopo averle pulite con un coltellino che portavo sempre nella tasca dei pantaloni. Al termine del bosco il sentiero sbucava all’Ariedda chiamata così poiché era una zona sempre arieggiata, inoltre vi picchiava continuamente il sole e in primavera quando le ginestre erano fiorite si respirava una brezza profumatissima.
Da lì fino a Fermo il sentiero era tutto pianeggiante e si procedeva con meno fatica, allegramente.
Fermo era una contrada ricca d’acqua e nelle vigne vi erano numerose sorgenti, la più importante si trovava sopra il sentiero, ai margini del bosco e, specialmente in estate, era un piacere abbeverarsi e rinfrescarsi dopo la fatica della salita.
Mio nonno nella sua vigna aveva fatto costruire una vasca “na gebbia” e grazie all’acqua vi coltivava i più svariati ortaggi. Vi era inoltre un albero di fichi a mulingiana maestoso e io e u Longu ci facevamo delle scorpacciate esagerate. Un’altra cosa che ricordo con piacere era l’origano che vi cresceva ed io ne raccoglievo dei mazzi enormi.
Che dire ancora, che a mio modo di vedere era uno dei posti più belli di Favazzina?
Magari esagero ma mi sarebbe piaciuto che quelli più giovani avessero gustato quei luoghi, che avessero avuto la fortuna di frequentarli, la stessa che io e quelli della mia età abbiamo avuto.

UNA GIORNATA DI PRIMAVERA

Da bambino con mio padre, sembra ieri,
camminavo allegramente per sentieri,
la rugiada sopra l'erba che ci bagna,
verde mi appariva la campagna.
La brezza leggera del mattino
il volto accarezzava al contadino,
segnato di lavoro e di fatica,
dura la terra, dura e pure amica.
Veniva giù dai colli fino al piano
andava, chissà, a perdersi lontano;
intorno tutta l'aria profumata,
bella pensavo sarà questa giornata.
Mentre colgo e tengo tra le dita
una rosa e una margherita,
annuso le ginestre, poi le viole,
giro lo sguardo e cerco il sole.
Dal monte che si erge sopra il mare
stanco una notte d'aspettare,
spuntava in quell'istante il primo raggio,
quel giorno, lo ricordo, era in maggio.

Violenza, stupri criminalita...

E’ facile dire facciamo questo o quello, additare qualcuno, polemizzare, proporre. Tutto è vano se non si aumenta la fiducia della gente verso la legge e non si inizia seriamente ad educare le persone ad una maggiore legalità. Naturalmente le mie considerazioni vogliono essere un analisi degli argomenti, basati sui dati reali dei fenomeni.

· Stupri: considerando che la maggior parte degli stupri vengono compiuti da familiari, amici o comunque da persone vicine alla vittima, direi che si può iniziare ad educare le persone ad una maggiore legalità. Perché? Perché se i "dati ufficiali" affermano questo, vuol dire che gli stupri compiuti tra le mura domestiche sono MOLTI di più (conta anche quelli non denunciati. Se lo stupro di un estraneo lo si denuncia sicuramente, uno compiuto da un padre, uno zio, un fratello lo si denuncia???). E' NECESSARIO che le donne inizino a denunciare questi crimini senza aver paura. Quindi, come dicevo, educare ad una maggiore legalità. Aumentare la fiducia delle gente nella legge.


· Violenze: anche qui la percentuale è nettamente in favore all'ambiente familiare. Ed anche qui pesa tantissimo il discorso dei crimini non denunciati, sopratutto quando la violenza è psicologica oppure è violenza compiuta all'interno del nucleo familiare. Anche qui per iniziare a far diminuire i casi è necessario che si insegni la legalità e si dia fiducia alla legge. Le mogli devono avere il coraggio di denunciare mariti violenti e viceversa (sì, avete letto bene, viceversa. Incredibilmente, le violenze di donne contro uomini sono in costante aumento!).

. Criminalità: questo argomento è un po' troppo generico. Quale criminalità? La grande criminalità? Quella organizzata che distrugge il territorio, uccide la nostra economia, ha tentacoli all'interno delle istituzioni politiche locali e nazionali ed educa i nostri figli a rubare ed intrallazzare perché solo il più furbo sopravvive? Per combatterla e dare una mano serve solo ancora: spargere maggiore legalità. Denunciare chi evade le tasse. Denunciare chi fa accordi sottobanco. Denunciare chi truffa e ruba. Noi non possiamo arrivare a colpire la vetta politica o economica della mafia, ma possiamo eliminare e denunciare i comportamenti mafiosi che la alimentano.

lunedì 16 marzo 2009

Il fiore calpestato


La faccia tra le mani
i graffi sui seni
niente più lacrime a lavarti la pelle
guardi nel vuoto e immobile tremi

e un gelo ti inchioda
povero fiore reciso e calpestato
sbattuto per terra
abusato ed umiliato

fatichi a respirare
non riesci più ad alzarti
non sai riaprire gli occhi
e immobile tremi…

è un esplodere di dolore
un oceano di rabbia
un grido di vergogna
un urlo silenzioso, gelido e dolente
che lacera la notte
e cresce lentamente

e niente più parole
e risate con le amiche,
quelle scarpe favolose,
quei brividi d’amore

è tutto andato in pezzi
è tutto calpestato
rimane la paura, l’abuso della carne,
l’angoscia che perdura…

bocche deformi,
mani che offendono,
palpano e straziano
risate sguaiate
rantoli di belve assetate di dolore
maledetti demoni,
vigliacchi e senza onore

e immobile tremi…
stai ancora tremando
piccolo fiore sbattuto per terra
senza conforto,
senza più amore.

D. Serra


domenica 15 marzo 2009

U Grecu e violenza, stupri, ecc.

A mio parere la soluzione del problema è leggi chiare e rigorose per tutti, italiani e stranieri. Penso che non ci possano essere attenuanti per chi si macchia di tali delitti. Poi per l'immigrazione, a mio parere, sarebbero necessari interventi seri e rigorosi. Parto dall'assunto che un cittadino straniero sia uguale ad un italiano e, come tale, dovrebbe avere gli stessi diritti e soprattutto gli stessi doveri, ma purtroppo spesso assistiamo a un certo tipo di politica demagogia che di fronte ad un improbabile spirito di accoglienza tende a dare due pesi e due misure e di conseguenza non fa altro che alimentare episodi di intolleranza da parte degli italiani. 

Lo stupro

La stanza numero 13 conferma la sua fama. Di numero fatale. Alla questura di Reggio Calabria Gheorghe Cadalanu in quella stanza non ha più la forza di negare e ammette la violenza su quella donna che non ha mai visto. Crolla dopo 70 ore di fame, di dolore, di luce negli occhi e fumo nei polmoni. La sua faccia era risultata simile a un identikit che nemmeno sua madre avrebbe riconosciuto. La donna sì, lo riconobbe per la riga a destra dei capelli neri come gli occhi. Prima di svenire, nello stupro, un intenso odore di essenza al bergamotto, lei lo ricordò e lo riferì. Non fu ritenuto importante. Gheorghe fu catturato senza che opponesse resistenza. Si stupirono che non lo facesse e si stupirono anche che fosse ancora vicino a quel luogo di brutalità. Percorreva quella strada ogni giorno per due volte, andava e veniva dal lavoro. Era in regola pure con il permesso di soggiorno. Incensurato. La prima volta in prigione nella sua vita fu alla sera quando lo portarono alle carceri di San Pietro. Lo chiusero in cella da solo.
Accanto alla stanza numero 13 della questura c'è la toilette privata. Il commissario capo radendosi si guarda allo specchio compiaciuto del proprio aspetto fisico e di come era stato risolto quel caso. Non può fare a meno di pensare agli identikit e alle simiglianze della vita. Dopo aver spartito con la riga a destra i capelli neri umidi di gel e vaporizzato l'acqua di colonia ammira nuovamente allo specchio quell'uomo che dice: -No, Giorgio Catalano tu sei più bello.-
Esce. Nella toilette, odore di essenza al bergamotto.


NOTA Nomi e situazioni sono totalmente inventati. U ricu prima mi ndi ttaccunu.

sabato 14 marzo 2009

Violenza, stupri e criminalità

L'argomento è per me di difficile trattazione perchè non ho le competenze adeguate per poter suggerire soluzioni a chicchessia, non conoscendo i numeri statistici che descrivano la reale consistenza del problema, il suo andamento nel tempo e l'efficacia delle soluzioni che si stanno adottando parlerei a vanvera così come quando parlo di calcio al bar della stazione. Quello che ha scritto Valentina mi pare sensato e condivisibile soprattutto perchè fornisce una dimensione numerica (come i media non fanno) di questi crimini, fa dei distinguo necessari sgombrando il campo da facili equazioni accusatorie riferite genericamente a questo o a quell'altro popolo e propone una presa di coscienza che parta dalla scuola e coinvolga la famiglia nella speranza di fornire ai giovani gli strumenti per formarsi una personalità che li aiuti a capire quali sono le cose che si possono o non possono fare. Concludendo questa parte ribadisco di sentirmi in sintonia con quanto scritto da questa ragazza (complimenti Vale) e non aggiungo altro.
Sulle linee generali invece vorrei dire quanto segue. Il ricorso a soluzioni del tipo giustizia personale altro non sono che forme di vendetta che quando non innescano conseguenze che sfociano nelle faide nella migliore delle ipotesi aggiungono assassinio ad assassinio: non è tollerabile.
Una giustizia che sia rapida, efficace e puntuale nel punire i criminali effettivamente è quello che tutti dovremmo sperare. Purtroppo in Italia questo non accade per la farraginosità e forse per l'impostazione generale del nostro sistema giudiziario che appare ipergarantista ma è materia per tecnici e sono questi a dover apporre rimedio.
Il razzismo che può derivare dalla semplificazione con cui si etichettano i criminali è pericoloso
in quanto dal crimine di uno non può nascere l'anatema verso un popolo e capisco un rumeno, un albanese, un laqualunque che s'incazza per questo così come m'incazzo io quando sento al tg: Calabrese ammazza la moglie in un raptus di gelosia. Che bisogno c'è di specificare la provenienza? Ovviamente non mi nascondo che ci sono flussi di stranieri in Italia tra clandestini e no che bisognerebbe governare meglio ma appunto è materia di governo; probabilmente la soluzione non è facile e bloccare l'esodo di disperati che mettono la loro vita su un barcone arrugginito o dentro le celle frigorifere di un tir se non si risolvono i problemi dei paesi di origine appare una battaglia persa in partenza.
Sulla pena di morte direi che lo scopo principale sia la deterrenza ma pare che non abbia funzionato e seppur lentamente quasi tutti i paesi cosiddetti civili e democratici la stanno abbandonando. Io sono contrario: non mi piace la cultura della morte come forma di giustizia.
Ho lasciato per ultimo il crimine "stupro" perchè ho come l'impressione che quello che scriverò possa urtare suscettibilità e provocare "offese". Non è mia intenzione offendere nessuno, esprimo solo la mia opinione così come si è formata negli anni. Lo stupro è un crimine orrendo e bestiale che fa riprecipitare la donna ad epoche e a concetti di derivazione perlopiù religiosa che si sperava non avessero più ragione di esistere. Contesto l'affermazione della Bibbia che pretende di far nascere la donna dalla costola di un uomo e benché questo sia un libro "umano troppo umano"* che altro non fa che parlar per metafore gli autori avrebbero ben potuto trovare una miglior metafora per colei che è artefice della vita più di chiunque altro. Contesto pure che il Corano possa dare alibi supposti divini ai soprusi a cui vengono sottoposte le donne, mogli in consorzio per un solo signore, lapidate se adultere e Urì nel paradiso a fornir piacere ai lor padroni. Non sono cose fuori tema: la coscienza dei popoli si forma anche attraverso insegnamenti di questo tipo e dopo secoli di maltrattamenti dovuti a cattivi insegnamenti non bisogna stupirsi che ci siano ancora uomini che si sentono quasi autorizzati ad abusare spalleggiati da una concezione di superiorità fisica e morale. Sono cose dure a morire. Donna come strumento del diavolo, donna strega da bruciare, donna puttana per lo stesso motivo per cui l' uomo è cacciatore, donna che quando è in gamba ha le palle. Ne vogliamo aggiungere altre di queste definizioni?
Questi insegnamenti bisogna combattere perchè non si tratta solo di una questione di ormoni.


*definizione di Bento de Espinoza