Benvenuti a Favazzinablog

Finalmente, dopo anni che ho in mente di farlo, ho deciso di aprire questo piccolo blog su Favazzina. L'obiettivo è quello di creare una comunità virtuale delle varie persone che negli anni hanno preso parte alla vita della nostra mitica Favazzina in modo che, almeno attraverso internet, possano sentirsi e non perdere i contatti, ma anche quello di scrivere e non dimenticare le varie storie che per tante estati ci hanno fatto morire dalle risate.
Se vi va di partecipare potete contattarmi su skype (mauro.fuca) o scrivere un commento anonimo al blog (scrivete in ogni caso la vostra email) così vi faccio diventare autori del blog e potrete darmi una mano.
Salutamu!
UGRECU

domenica 16 maggio 2010

CAMPIONI D'ITALIA

un omaggio al più grande centravanti del mondo (ex-aequo con il Mister)

giovedì 13 maggio 2010

BAGAGLI

La valigia in mano e lo zaino in spalle. Via, per un breve viaggio,
quattro giorni al sole e all’aria pura, assoluto riposo e noia fino alla nausea.
In quei pochi bagagli, ci metto di tutto: indumenti, e anche cose che non servono, cerco di non dimenticare niente.
Infilo dentro la valigia me stesso e quello di cui vorrei liberarmi, sogni e speranze
che non ho mai potuto realizzare: I bagagli sono più che contenitori, e lo specchio di viaggia.
Così l’avventura diventa una dimensione, una condizione naturale intrapresa per riflettere e magari rimpiangere i sogni rimasti alla porta.
Vieni fuori dal tuo essere statico, per intraprendere una via con l’assoluto bisogno di liberarti di tutte le cose monotone e inutili che ogni giorno affettano la tua esistenza.
Il ritorno si consuma senza traumi, niente lacrime, nessuno addio, solo un affettuoso abbraccio.
Un arrivederci alla prossima volta

Al mio amico.... Le Long




Un salutone da Peppi Birritedda

Spusey contro la 三合会?*

"La Cina è vicina". Di bell'occhio tondo, e mi disse pure con ghigno a mezzo del cinico e sardonico, "vai cugino, sei o no il miglior investigatore del mondo? vai e trova la Ciaponno. Vorrei proprio sapere chi mi traduce e come, in mandarino classico o moderno? E torna, mindi futtu quandu ma torna, simu cà chi ti stamu spittandu".
Mi ha lasciato all'aeroporto, nel piazzale, da solo ho dovuto cercare Reggio-Roma poi Roma-Pechino, la Cina è vicina sticazzi, dieci ore di volo e non solo, in classe economica seduto immobilizzato mi si sono gonfiate le caviglie e non solo, che altro volete sapere? il cibo, nakakata forse giapponese, avevo una suppizzata e ho fatto pranzo a metà con quello di sinistra, Lin Piao, quello di destra era vegetariano.
A Pechino, ho trovato da solo, oramai l'avete capito che mi hanno lasciato solo sti stronzi, quei due, la piazza principale. Non è che ci voleva la zingara, è grande quanto venti campi di calcio almeno, dentro ci potrebbe stare il quinto centro siderurgico, una favazzina intera. Non c'è nessuno, dieci milioni di abitanti e se li vogliamo contare tutti un miliardo e mezzo di cinesi e non c'è nessuno. Ora a cu cazzu nci spiu? No, uno c'è all'incrocio. Gli vado incontro.




-Senti, un'informazione. 中華人民共和國?
-Guarda che non è cazzu toi u cinesi. Parla italiano che ti capisco.
-Ma tu sei un lavavetri, polacco?
-Sporco reazionario, come ti permetti?
-Scusa, non volevo offendere. Mi sai dire dov'è la Ciaponno?
-Ciaponno? biechi imperialisti e capitalisti sfruttatori di poveri scrittori. Non tu ricu.
-E dai, dimmillu. U longu s'incazza se non la trovo.
-U longu il pescatore? Pesci da lui non ne voglio e me ne fotto da voi.
-Se non me lo dici ti leggo un racconto di Arcade.
-Cedo alle minacce. La Ciaponno si trova a Shangai.
-A Shangai, e comu fazzu?
-Comu ficiru i ntichi. Si pigghiaru u culu a muzzicati. Auguri.

* 三合会? sono gradite traduzioni

mercoledì 12 maggio 2010

Spusey e l'incendio

Il silenzio della notte era interrotto dalle bordate di Ciccu u Merdara, puntuale ogni ora, il nostro Big Ben, seguiva subito dopo il canto di un gallo, convinto a torto, dell'approssimarsi dell'alba.
Al mattino lo scirocco scese dalle colline spingendo il mare verso il largo, volava di tutto, foglie, giornali, lamiere di case abbandonate, la sabbia sferzava gli scogli prima di annegare nel mare.
All'inizio solo un filo di fumo 'nto castanitu, poi l'incendio avvolse la collina ed il fumo, sospinto dal vento, invase il paese.
Mai stati così bene.
Il fumo invece di soffocare, allargava i polmoni, un senso di benessere, di pace, gente che non si parlava da anni s'abbracciava felice, tutti si volevano bene, sembrava un sogno.
Autru chi Festa i Maronna, era Pasca e Pascuni, Ferragostu e Capurannu.
Cumpari Roccu afflitto dagli anni e dalla prostata, rincorse la moglie nell'orto e lei s lasciò raggiungere.
Cummari Giuvanna fervente chiesastra, allargò il suo amore e non solo quello, anche a cose terrene, molto terrene.
Cumpari Giuseppe, fascistuni, tenne un comizio in onore di un certo Carlo, sconosciuto alla piazza.
Anche il più cazzone del paese disquisiva sui massimi sistemi, le suore cantavano canzoni blues ed il prete l'accompagnava all'organo, alla Ray Charles.
Appena uno si stancava, bastava respirare a pieni polmoni, e poteva ricominciare a fare quello che voleva.
Anche Spusey era felice ma anche un pò preoccupato.
Che cazzo stava succedendo.
Bloccò lo Smilzo che stava rincorrendo una pollastrella e chiese:
:- Cerca Le Long e andiamo a vedere cosa succede -
Fu difficile interrompere Le Long che teneva una conferenza sul m'indifuttismu cosmico ad una platea di gatti che, in calore anche loro, non vedevano l'ora che terminasse.
Salirono sulla collina, il fuoco era ormai spento, solo un fumo denso, bianco, profumato, veniva dal profondo del castanitu.
In una radura videro e rimasero allibiti.
Una piantagione clandestina di cannabis fumava, salvata dal fuoco perchè irrigata da un ruscello appositamente incanalato, fumava per il calore ed il fumo portato dal vento arrivava al paese.
Un cannone enorme, gratuito, per tutto il paese.
:- Distruggiamo tutto - disse Spusey
:- Ma che distruggi la minchia - rispose scandalizzato il dottore
Lo tennero in due ed in fine si convinse.
Lo scirocco ha sempre soffiato tre giorni

venerdì 7 maggio 2010

FIAT 500. 1949






Un regalo a Mario

La Topolino che non voleva partire

La Topolino nera era della classe 1949. Aveva vent'anni e veniva identificata come RC mille e seguenti, le altre cifre non le ricordo. Il signor Leonardo, il proprietario, nella metà che arrivava a terra vestiva pantaloni che erano stati di fustagno blu prima che macchie nere e untuose ne modificassero definitivamente il tessuto. L'altra metà viveva dentro il cofano motore dell'automobile, senza testa e senza arti superiori, e si vedeva solo il movimento dei muscoli dorsali a testimonianza del lavorio sommerso. Riparava l'automobile, ogni giorno.
Del resto tempo ne aveva, beneficiava di una pensione di guerra e non lavorava più. Non parlava mai con nessuno, dovendo badare alla Topolino non voleva sprecare niente del suo tempo.
Uno con cui intratteneva qualche rapporto c'era, per la verità. Succedeva ogni due, tre mesi, quando Pippo lo stracciovecchio veniva a raccogliere ferro guidando una specie di carretto a pedali con un bidone da mondezza collocato anteriormente. Riempiva il bidone di tutto ciò che era metallo. Si avvicinava alla Topolino di Leonardo e nel fugace incontro tra i due pareva che ci fosse intesa e pure un qualche commercio. Nel rione si diceva che fossero stati commilitoni, ma non è sicuro. E' sicuro invece che Leonardo fosse stato meccanico di un sottomarino della Marina Militare. Furono silurati ma non colpiti soltanto sfiorati e portarono a terra la pelle. Leonardo si ebbe anche una pensione di guerra, la testa vuota di pensieri e, nel tempo, un'idea fissa. La Topolino che non voleva partire.
Succedeva una volta alla settimana, un giorno qualsiasi. Quando Leonardo riteneva di esser pronto spingeva la sua automobile dallo spiazzo sotto casa sua fino alla strada asfaltata. Un rettilineo di trecento metri e si sfociava in Viale Galilei.
Si sedeva alla guida e girava la chiave. Nulla. Riprovava più volte e infine abbassava il finestrino. Era il segnale. Noi ragazzini abbandonavamo la partita di calcio e in sei sette anche di più spingevamo il culo della Topolino. L'auto prendeva velocità dalla spinta delle nostre braccia ma di suo non ci metteva niente. Venti metri prima dell'incrocio con il viale noi ci fermavamo, lei pure. Non ci restava che riportarla al suo solito posto. Leonardo tirava su il cofano motore e scompariva immergendosi.
Ora, che i ragazzini siano curiosi è un fatto, qui si trattava anche di voler capire perchè tutti quegli sforzi non venivano ripagati da quell'auto ingenerosa, tenacemente ferma.
Iannello portò la torcia, io incrociai le dita sperando che il cofano fosse solo appoggiato, cercai una fessura, c'era, riuscii a sollevarlo. La torcia illuminò la scena. Mi aspettavo bagliori metallici e luccichii d'argento, e tubi, ingranaggi e congegni, quello che potevo sapere allora di meccanica. Vedevo il fascio di luce attraversare senza ostacoli il cofano fino a schiarire il terreno sottostante. C'erano fili dappertutto. Corde intrecciate e tese da una fiancata all'altra, lacci di scarpe annodate a residui di lamiera contorta, spaghi infilati dentro fori e raccordati ad altri spaghi emergenti da fori opposti. Ci sembrò d'aver scoperchiato un pianoforte ma se c'era qualcosa da capire con Iannello pensammo di aver capito.
Un giorno qualsiasi Leonardo abbassò il finestrino, tutti ma proprio tutti delle due squadre spingemmo fino a farci scoppiare il cuore. Mollammo. La Topolino andava, si allontanava rimpicciolendo. Si vedeva fumo uscire dallo scappamento. Dico fumo ma, a pensarci, poteva essere il vapore acqueo che veniva dal calore della terra. Non era importante.
C'era da concludere una partita di calcio lasciata a metà.

martedì 4 maggio 2010

L'ULTIMA OCCASIONE

E meno male che le cuccette erano confort, quattro loculi, nella mia c'erano ancora bucce di fave che qualche nostra conterranea, chissà quando, aveva sbucciato per ammazzare il tempo.
Un giovanotto corpulento con le cuffie eternamente incollate, mi faceva a suo modo compagnia.
A Reggio Emilia è salita una coppia di vecchietti, marito e moglie, presentandosi :
:- Siamo di Cosenza -
Stavo per dire che la cosa mi lasciava alquanto indifferente o peggio ancora, che me ne strafottevo, poi ho lasciato perdere.
Nella notte i vecchietti hanno fatto un concerto in si bemolle con rantolo finale, sembrava volessero segare tutti gli alberi della Sila, ho capito perchè si erano presentati in quel modo, era un avvertimento.
Al duetto presto si è unito un altro componente dal compartimento accanto, era di S. Giovanni in Fiore.
Volevo soffocarli con i cuscini, ma erano troppo piccoli, i cuscini.
Ho passato la notte con il cuccettista, amico di mio fratello, grande intenditore di calate di conzu, con relative esche, ami, correnti, luna, insomma avrò detto due parole in tutta la notte.
Finalmente a Favazzina, la mia Macondo.
Sembra un cantiere aperto, camion, ruspe, escavatrici, betoniere, se ci fosse a Milano lo stesso fermento, erano già pronti per l'Expò.
Il mattino seguente a pesca, armato di canna, secchio e pastuni, destinazione finale Sutta a Frunti.
C'era una luce strana, bianca, dovuta ad una leggera velatura del cielo, il mare bianco anche lui non respirava, non c'era onda.
I gabbiani erano posati, puntini sul mare, tutto taceva, non c'era un alito di vento.
Sembrava tutto irreale, come se il tempo, le cose, la vita, si fossero fermati.
Ed infine l'ho visto.
Appoggiato alla Prima Rocca, rivolto verso Scilla, un uomo crocifisso perdeva sangue dalla testa per colpa di una corona di spine e dalle mani perchè inchiodate alla croce.
Gesù Cristo mi guardava sofferente, avrei voluto aiutarlo ma ero paralizzato dalla paura, dalla sorpresa, dallo sgomento.
Il cuore mi batteva all'impazzata, chiudevo gli occhi sperando fosse un miraggio, quando li riaprivo era sempre lì fermo a guardarmi.
Oh cazzo, anni di sano ateismo, materialismo storico e non, logica, lumi, ragione, bruciati in un bianco mattino.
Volevo parlargli ma avevo paura che mi rispondesse, volevo dirgli che lo stimavo come uomo, filosofo, pacifista.
Ma allora cos'era quella visione ?
Che fare ? chiamare i carabinieri, la capitaneria o un prete, il vescovato, e se poi scompariva ? forse era meglio sentire prima Malumbra.
Mentre ero fermo a ragionare sul da farsi, sento delle voci da oltre gli scogli, compaiono due uomini in tuta di lavoro, prendono il crocifisso, s'umbuttano a 'ncoddu e vanno via.
:- Fermi sacrileghi, blasfemi, cornuti e ladri di crocifissi - mi ritorna la voce
:- Questa è roba nostra, si faccia i cazzi suoi - risposero andandosene
La strada per Scilla, tra Sutta a Frunti ed Cunduleu, era chiusa al traffico, mio fratello mi dice
:- Stanno facendo un film di carattere religioso, da un paio di giorni bloccano la strada quando devono girare delle scene -
Quando ci hanno fatto passare, ho visto il mio Gesu Cristo appoggiato ad un muro, solo, abbandonato, sembrava un povero Cristo in castigo.
Mi sono sentito solo ed in castigo anch'io, un povero cristo.
Se mai uscirà questo film, vorrei chiedere al regista:
:- Ma brutto stronzo, ch'inci trasi Sutta a Frunti cu Calvario, che attinenza c'è tra a Rocca Randi ed il Golgota ? e poi non si lasciano cristi incustoditi, qualcuno ci può restare male, molto male.

Credo che sia stata la mia ultima occasione.

lunedì 3 maggio 2010

L'elettrodotto


Riporto per intero un articolo scritto da Nino Luca da "www.corriere.it" riguardo l'inquinamento elettromagnetico dato dallo stesso eletrodotto "Sorgenti-Rizziconi" che, proveniente dalla provincia di Messina attraverso un cavo sottomarino, vorrebbero fare approdare sulla spiaggia della nostra Favazzina proseguendo via montagna e passando attraverso Melia di Scilla e Rizziconi, quindi fate attenzione anche voi amici di Melia e Rizziconi..... da come si evince dall'articolo, nella provincia di Messina, visto che l'opera è già stata da tempo realizzata e messa in funzione, ne stanno già pagando le conseguenze.... Adattando una frase medica a questa situazione: Prevenire è meglio che curare, soprattutto quando il male risulterà incurabile!







Nino Luca- da www.corriere.it-
La gente impietosa lo chiama "il quartiere delle signore con la parrucca". Ovvero le donne che stanno curando i loro tumori con la chemioterapia. Il vero nome è "rione Passo Vela" a Pace del Mela, poco più di seimila anime in provincia di Messina. Situato in un' area inserita tra quelle ad alto rischio ambientale, Pace del Mela é sfiorato dai cavi dell'alta tensione di Terna. Quell'azienda che qua tutti si ostinano ancora a chiamare "l' Enel". Pietro Petrella, assessore all'Ambiente della provincia di Messina casca dalle nuvole: "Non so, non credo che i fili passino sopra le case. E comunque ci sono i controlli degli enti preposti". "Ma dall' Arpa non ci è giunta nessuna segnalazione", rispondono da Terna. Ma "il palo", come lo chiama la signora Maria Conti, è vicino, troppo vicino. Dunque, "attaccato" alle abitazioni, si erge per 60 metri un elettrodotto da 380 KW. Mal di testa, leucemie, tumori e un inspiegabile aumento della natalità: questi sono i sintomi che si registrano in queste vie. Cosa li provoca? Il "palo". Mistero. L' associazione Tat (Associazione Tutela e Ambiente) raccoglie le proteste degli abitanti e censisce i malati: "Finora- afferma Guido Cavallaro, responsabile della Tat di Pace del Mela- abbiamo contato 15 casi di tumore negli ultimi 5 anni su circa 300 abitanti del quartiere". E lo dice uno che è stato sindaco del paese, uno che conosce di ciascun paesano vita e miracoli. E purtroppo anche il tipo di morte.

TERNA- Secondo Terna l'elettrodotto è stato realizzato nel 1989 ed è stato autorizzato dal ministero dei Lavori Pubblici quindi rispetta a pieno la legge. Inoltre, per Terna, il cavo del conduttore dista 50 metri dalle case e il traliccio a 200metri dalle abitazioni. L'unico intervento che si è reso necessario - dicono da Terna - nel novembre 2007 per attutire il forte rumore, dopo richiesta di un isolato cittadino. La relativa sostituzione degli isolatori ha messo tutto a posto. "Ma quannu mai", ci dice il signor Federico: "Non si rinesci a vidiri mancu a televisioni. C'è frusciu". Le rassicurazioni di Terna non bastano. Anzi sono in preallarme anche i cittadini di altri 15 comuni della provincia di Messina interessati dal progetto di raddoppio della linea elettrica Sorgenti-Rizziconi (dal nome delle due stazioni poste rispettivamente in Sicilia e in Calabria). C'è infatti, secondo i sindaci dell'area, il rischio di un grave danno ambientale e sociale. Rischio vissuto da una regione, la Sicilia, che da sola rappresenta un enorme pannello solare non sfruttato per produrre energie rinnovabili. Comunque, in progetto c'è l'installazione di un cavo lungo 105 Km, sia terrestre che marino, che aumenterà l'efficienza ed eviterà l'attuale congestione della rete elettrica. Dopo la realizzazione di quest'opera, in accordo con la provincia di Messina, Terna prevede opere di compensazione. "Ma compensazione di che?", si domanda un cittadino del rione Passo Vela. Nel progetto di raddoppio di linea, Terna prevede che saranno eliminati 170 Km di cavi di cui ben 12 a Pace del Mela. "Ottima notizia - risponde Guido Cavallaro - A questo punto sarà uno scherzo per Terna spostare più in là l'elettrodotto. Lo chiediamo per favore, con educazione ma con forza".

LA VALLE DEL MELA MUORE- Ma esiste davvero un nesso tra la presenza della campata e le malattie che si sono sviluppate? In realtà, il paese sorge nella "disgraziata" Valle del Mela. Una volta profumava di fiori d'arancio, di gelsomino e ginestre che garantivano una cospicua produzione di miele di alta qualità. i numerosi alveari spontanei oggi sono scomparsi a causa del danno chimico dell'aria. Infatti, dicono gli abitanti "ora c'è puzza e malattie". La valle del Mela è un'area composta da 7 comuni messinesi, inserita tra quelle "ad alto rishio ambientale". In totale 56.000 abitanti che devono già fare i conti con: 1) i fumi della raffineria petrolchimica di Milazzo; 2) con la centrale di cogenerazione della Raffineria; 3) con la centrale elettrica alimentata ad olio combustibile a San Filippo del Mela; 4) con l'Esi di Giammoro che si occupa di trattamento e recupero di batterie fuori uso e rottami di piombo; 5) con le innumerevoli aziende dell'area di sviluppo industriale. L'ultima novità è il progetto di costruzione di una centrale di pompaggio di metano della Snam a Monforte San Giorgio. Risultato? I morti a causa di tumori, secondo la Tat, sul totale dei decessi, in quel di Pace del Mela raggiunge la sbalorditiva cifra dell'80%. Secondo le ultime statistiche, in tutta la valle del Mela, l'inquinamento atmosferico fa due morti al giorno. Numeri da brividi. Le cause? Tumori al colon, al polmone, al seno, al cervello. A Milazzo quasi il 40% dei deceduti ha un'età media inferiore alla media dell'aspettativa di vita nazionale. Secondo l'Inail e per l'Associazione Internazionale Ricerca Cancro, le industrie della zona produrrebbero più di 150 inquinanti : 14 sicuramente cancerogeni, 44 probabilmente cancerogeni e 32 possibili cancerogeni. E chi respira quest'aria si chiede: "Ma come si può continuare a vivere in un posto così?".

domenica 2 maggio 2010

PENSIERI DI PRIMAVERA (CHE ANCORA NON C'E')

Buogiorno ragazzi, oggi 2 maggio in tanti pensavo di fare il ponte o comunque una scampagnata tra primo maggio e oggi il tempo ci sarebbe stato, già il tempo quello che si controlla con l'orologio forse si, ma quello atmosferico no, quello no ti da possibilità di scegliere. Da 2 giorni chi ietta acqua comu chi. Infati sono qui a rompermi e rompervi le palle con i miei discorsi o meglio le mie lamentele sul clima del cavolo che mi riitrovo a sopportare quà al nord, ieri mi ha detto mia mamma che la gente era al mare a farsi i bagni e prendere il sole e noi quassù? impermebili e umbrelli e se va bonu menza iurnata o lagu. A volte penso ma chi me l'ha fatto fare? tanti di voi sono al nord perchè giù non trovavano lavoro, io invece il mio lavoro lo avevo e solo per un piccolo avanzamento di grado e qualche euro in più in busta paga. Va bho figghioli u tempu non migliora e siccomu non vogghiu fari notti a scriviri lamenteli vi saluto e vaiu e ma incu.Oggi carbonara, liggera liggera