arcade... giusto 2 parole per dirti che in questo momento difficile ti sono vicino....
U MISTER !
Benvenuti a Favazzinablog
Se vi va di partecipare potete contattarmi su skype (mauro.fuca) o scrivere un commento anonimo al blog (scrivete in ogni caso la vostra email) così vi faccio diventare autori del blog e potrete darmi una mano.
Salutamu!
UGRECU
domenica 27 giugno 2010
... per te amico mio
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U Mister
u iornu:
domenica, giugno 27, 2010
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Argomento: Riflessioni
giovedì 24 giugno 2010
La strada per Bagnara e l'importanza di essere fumatori
Favazzina, ore 21,00 di una qualsiasi estate di qualche anno fa, hai appena finito di cenare e ti appresti a fumare una sigaretta. Apri il pacchetto che a forza di stare nella tasca dei jeans è ridotto ad un ammasso di cartone umidiccio e... ti accorgi che sono finite! Non preoccuparti, inizia il momento magico. Il Paese è deserto, sono tutti a cena. Visto che in loco l’approvvigionamento di sigarette è quasi impossibile rimane l’unica scelta attuabile: Hai a gghiri a Bagnara! Sali in macchina (possibilmente una Fiat Tipo rossa) e percorri la salita dell’uscita dal Paese. Ci metti 15 minuti, considerando che devi fermarti almeno 10 volte per fare strada alle auto che vengono in direzione opposta, ma arrivi allo svincolo. Un rapido stop e sei sulla strada per Bagnara. Arrivato alla tabaccheria supra o ponti quasi non ti sembra vero. Tutta questa abbondanza di pacchetti scintillanti che ti guardano dallo scaffale! Ci sono tutte le marche! E a pensare che ti eri ridotto a fumare anche le Multifilter. La scelta è quasi obbligata: Philip Morris gialle e, visto che ci siamo, per acuire l’astinenza ti prendi anche un caffè, ma fai attenzione... ora sta per iniziare la parte più bella: IL RITORNO.
Sali in macchina e inserisci la cassetta di Sting. Non azzardarti a ziccari musica i discoteca, non vorrai farti prendere pi nu cardolu e ricorda di non superare i 50 km/h. Finirebbe tutta la magia!
Inizi a guidare verso Favazzina. Dai finestrini aperti viene il profumo del mare, respiri il fumo e pensi ai cazzi toi. Come è bella la strada di ritorno da Bagnara. Ti sembra quasi un peccato che sia così corta e poi, quanto ti piace ‘sta cazzo di sigaretta fumata in perfetta solitudine!
Ok sei quasi arrivato. Freccia a destra e entri ‘nto Paisi. Ietti a sigaretta da u finestrinu e sai che un’altra serata Favazzinota sta per iniziare.
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u Grecu
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giovedì, giugno 24, 2010
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Argomento: Usanze e riti favazzinoti
mercoledì 23 giugno 2010
Chiesa della Santa Croce in Favazzina
Ho trovato su you tube questo video sulla nostra chiesa e ho voluto segnalarvelo. Penso che tutto quello che riguarda Favazzina è che serve a farla conoscere, è bene che vada mostrato.
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Spusiddha
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mercoledì, giugno 23, 2010
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Argomento: Video-foto-musica
lunedì 21 giugno 2010
Le frasi celebri
Toninu u Gneddhu, una sera in piazza, volendo fare sfoggio della sua cultura, se ne venne fuori con una famosa citazione «Tentar non “cuoce”».
Un giorno mentre Roccu u nChiumbu, mio fratello ed io, mangiavamo nella solita trattoria a Milano, Rocco, volendo condire l’insalata, si rivolse alla cameriera e le disse «Mariuccia per favore me lo passi il “cito”».
Una mattina mentre eravamo in spiaggia, Nino G. il fratello di Peppi Loik vedendo che il mare era sporco, esclamò «Stamattina il mare e particolarmente “inclinato”».
Il sottoscritto, una sera al ristorante, dopo aver bevuto parecchio, al cameriere, che al momento di portarci il dolce, ci chiese se volessimo qualcosa da bere, io gli dissi di portarmi un bicchiere di “passato” e lui molto spiritosamente mi rispose che la minestra normalmente la serviva nel piatto, non nel bicchiere.
E come dimenticarsi del giovane attore che, durante la rappresentazione dell’Orlando Furioso, spada in pugno si presentò sulla scena e ad Orlando nascosto dietro a una siepe, per invitarlo al duello, disse «Orlando, perchè t'ammucci arretu alla sipala, forse te la cachi?»
E quella volta che due signorine, con poco senso del pudore, contemplavano un ragazzo che faceva il bagno nudo, non dico dove non dico come (Il gorilla, De Andrè), questi vedendosi osservato e vedendo che le ragazze non la smettevano di sorridere, si voltò verso di loro e mettendo bene in mostra un affare abbastanza consistente le disse «Vui liliti, ma a mia mi veni mu vu chiantu!»
Come scordarsi i Cicciu che dopo aver abbattuto nu ceddu i passu e averlo cercato a lungo tra i sipaluni, quando finalmente lo vide e si apprestava a recuperalo, (cito testualmente ru Longu) il maledetto ceddu, prese la rincorsa e spiccò il volo, libero nel cielo, un po’ incerto per la ferita ma in grado di volare. Il fucile era lontano, Cicciu rimase a bocca aperta, ebbe solo il tempo di dire la famosa frase «E te ne vai ?»
E quella domenica quando, durante la messa, al momento dell’Eucaristia, il prete portò il calice alla bocca e dopo aver dato il primo sorso, accorgendosi che il vino non era buono, sebbene il momento fosse solenne, si girò irato verso il sacrestano, in piedi accanto a lui, e per non farsi capire dai fedeli in latino gli disse «Citu est!». E il sacrestano che, sebbene non sapesse parlare in latino, a furia di servire messa, ormai lo capiva abbastanza bene, senza scomporsi gli rispose «Citu est? Bivattillu com’esti, esti!».
E Biasi quando nella festa del paese, nel famoso tiru o muntuni, con un centro perfetto vinse il montone, a chi gli chiedeva come avesse fatto a centrare il bersaglio lui rispose «Chiuria l’occhi e sparaia!»
Oppure Zorro, che dopo essere stato punto da una tracina, guardando il pesce che ancora debolmente si dibatteva, col volto pieno di rabbia prese a calpestarlo con furore dicendo «Buttana mi ‘mpizzasti e allura mori!»
Ma il re incontrastato delle frasi celebre rimane comunque Roccu u mericanu, come quella volta che al mercato, volendo comprare delle zucchine all'ortolano chiese di dargli le "cucuzzelle".
Oppure quando doveva andare a Montecatini per le cure termali ed era convinto che in italiano si chiamasse Montecatene.
E ancora quella volta a Reggio, quando stava per essere investito da una macchina, e lui per evitarla raccontava «Fici nu zumpu 'nta l'atmosferio e caria supra lu motoriu».
Aneddoti, quelli che ho citato (c’è ne sono ancora parecchi che sicuramente gli amici del blog ricorderanno e che invito a raccontare) nei quali un po’ tutti siamo stati protagonisti, e che oramai sono entrati di diritto nella leggenda del paese.
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Spusiddha
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lunedì, giugno 21, 2010
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Argomento: Storie 'ì favazzina
venerdì 18 giugno 2010
Il RE_Quna Ricchi
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chinnurastazioni
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venerdì, giugno 18, 2010
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Argomento: Fotografie
giovedì 17 giugno 2010
Sutta a Frunti
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Qualche anno fa.
Un chilometro e mezzo di marina, poco meno di sessanta metri di larghezza, fatta di sabbia bianca e ghiaia, percorrendola in direzione sud, ci portava filati filati in quel posto affascinante che è Sutta a Frunti, un immagine, un insieme di rocche, scogli, perennemente affossati nell’acqua di mare.
Per tanti di noi era il passaggio dalla sabbia agli scogli, un’altra dimensione, un posto a riparo da occhi indiscreti, con piccoli e grandi incavi giusto per nascondersi e giocare o semplicemente fare il bagno e tuffarsi, altrimenti pescare. Davvero impressionante era “I dù Ricchi”, vero Re i sutta a frunti, con la sua curiosa forma incuteva timore, e rispetto nello stesso tempo. Il resto degli scogli erano quasi a portata di tutti, tranne la Rocca randi che doveva essere scalata, aggirata, e infine abbandonata con uno splendido tuffo nelle acque cristalline sottostanti.
Al di la dell’emozionante immagine del “ Dù Ricchi”, tutto il complesso di rocche resta innegabilmente il simbolo di Favazzina.
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chinnurastazioni
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giovedì, giugno 17, 2010
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Argomento: Ricordi
martedì 15 giugno 2010
Il 29 giugno (san Pietro e Paolo)
Quando io ero ragazzo era consuetudine che i bagni iniziassero ufficialmente il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo.
Ma se la stagione era favorevole, già da metà maggio il caldo cominciava a farsi sentire e sebbene il mare fosse ancora freddo, veniva comunque voglia di bagnarsi, ma la regola era quella e sebbene si squagliasse, era vietato farsi il bagno.
Io dico, come si poteva imporre un divieto simile a dei ragazzini? Eppure era così.
Ma noi non ci perdevamo d’animo e al pomeriggio, quando il paese dormiva, andavamo Suttafrunti e completamente nudi (il costume ovviamente era requisito dalle nostre madri), ci facevamo il bagno tra gli scogli, nel posto, lasciatemelo dire, più bello del mondo (è lì che ancora ragazzino, avrò avuto cinque anni, ho imparato a stare a galla).
Poi, prima di tornare a casa, ci lavavamo con l’acqua dolce, nel rigagnolo che scende ru Vadduni, dove adesso c’è la Snam, per toglierci di dosso il sale, non perché ci desse fastidio, ma perché le nostre madri appena entravamo in casa, ci leccavano sulle braccia o sul collo per vedere se sapevamo di sale e, contravvenendo al loro ordine, avessimo fatto il bagno.
Quando infine arrivava il 29 giugno, finalmente eravamo liberi di fare il bagno e, evento eccezionale, i nostri padri, quel giorno, ci portavano al mare (solo raramente, quando eravamo ragazzini, talvolta la domenica venivano al mare con noi, prima di tutto u travagghiu).
Poi, da quel giorno, non vi erano più restrizioni e ognuno di noi poteva farsi il bagno dove e quando voleva (col costume però).
Anche se può sembrare strano, allora era proprio così, ma nonostante quell’assurda imposizione, i bagni li facevamo lo stesso e, ancora bambini, abbiamo imparato ad amare e rispettare il mare.
Il mare di Favazzina, il nostro mare.
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Spusiddha
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martedì, giugno 15, 2010
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Argomento: Storie 'ì favazzina
lunedì 14 giugno 2010
Aimu pruna

Pure a mio figlio, da piccolo, piacevano tantissimo i pruna ru capu.
Guardate come la mangia con gusto.
(La prugna che mio figlio tiene in mano purtroppo si nota poco perchè è dello stesso colore "blu" della maglietta)
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Spusiddha
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lunedì, giugno 14, 2010
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Argomento: argomento settimanale
venerdì 11 giugno 2010
Aiu pruna 2
Non per girare il dito nella piaga. Ma il caso ha voluto così. Direttamente dai due giardini favazzinoti di C. e F. la Susina Chemi IGP.
Volevo caricare anche un video sulle loro discusse proprietà organolettiche, ma non riesco.
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romanaccia
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venerdì, giugno 11, 2010
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Argomento: argomento settimanale (vista la latitanza di Malumbra)
mercoledì 9 giugno 2010
Rema di mare ( I - Il volo)
-Quello è mio nonno- dice la ragazza
-Non sapevo tu avessi un nonno-
-Che cazzata dici? Tutti hanno un nonno.-
-Sì, volevo dire, non me ne hai mai parlato-
-Non l'ho mai conosciuto. Non vedi l'anno?-
-Ho visto. Ma che cavolo è Cercovo?-
La guerra è bella pure perchè c'impariamo la geografia. Millerovo, Cercovo, Kantemirovka. La bellezza dei nomi russi, a masticarli, zucchero aspro e ghiacciato. Che qua di ghiaccio ce n'è, il fiume Don è ormai gelato sulle sponde, su queste sponde ci siamo noi della Torino e la Pasubio e la Ravenna. Pure i nomi italiani sono belli e l'Italia è bella. Precisiamo, dice Vendrame, fino a Bologna, dopo, Africa. Boattin generoso dice di non preoccuparsi, per lui un lasciapassare ci sarà sempre. Se poi vai con l'aereo magari torni presto, ci hai tutte le fortune, ostrega. Io non so che dirgli, per me è diverso.
Quando gli ho levato lo stivale, la ferita faceva impressione. Mi viene da sorridere se penso alla storia di quegli stivali. Rastrellammo un'isba, se n'erano andati ma avevano lasciato un pentolone di brodaglia ancora tiepida, cavolo, rapa, indefinibile. Boattin ci sbriciolò dentro le gallette stantie e cominciammo a mangiare. Vendrame chiamava, Africa eh Africa te ti sei spers? ven a magnà. Venne e aveva in mano un paio di stivali, se li guardava rigirandoli da tacco a punta e con le nocche delle mani ci batteva il fondo. Boattin disse oi quelli spettano a me, anzianità fa grado. No che no, vedrai che farà un regalino al suo amico Vendrame. Non dicevano sul serio, in guerra chi trova una cosa se la tiene.
I russi hanno sfondato il fronte. I rumeni del nostro fianco destro hanno ceduto per debolezza organizzativa, noi abbiamo resistito fino allo stremo poi s'è aperta la breccia. Ci stanno accerchiando, ritiriamo verso Cercovo.
Incolonnati in marcia sulla neve sembriamo formicole disciplinate, dopotutto siamo un esercito seppure allo sbando. Dei morti stiamo perdendo il conto. Migliaia di feriti.
Non sembrava neanche una cosa grave, una cosa di striscio, un frammento, zoppicava ma riuscì a proseguire fino all'accampamento. Due giorni dopo arrivò la febbre.
Vendrame gli dice o boia mond che te ne stai a sudare a trenta sotto zero? Quando arrivi in Italia che fai ti squagli? A me mi porti, dice Boattin, una foto del tuo paese, una col mare e con lo scirocco, o quante volte me ne hai parlato? Io non so che dirgli, il dottore mi ha detto che è sepsi che vuol dire che è una brutta infezione, abbiamo poche medicine, ci vorrebbero antibatterici, ci ha solo salicilato e non basta. Il dottore mi ha detto pure che a questo giro non lo prendono su. Rimane a Cercovo.
29 dicembre 1942
Avendo appreso che a Tscherkov (Certkovo)(*) erano rimasti accerchiati circa 12.000 soldati di cui circa 2.000 feriti, il Generale Pezzi decise di partire personalmente per constatare di persona la drammatica situazione e coordinare sul posto le operazioni di salvataggio.
Prima di partire il Gen. Enrico Pezzi aveva dichiarato che sarebbe rientrato verso le ore 14.30 dello stesso giorno, con tutti i membri dell'equipaggio, più gli eventuali feriti del presidio.
Alle ore 11,25 il trimotore Savoia Marchetti S.M.81 decollò dalla base di Voroscilovgrad (oggi Lugansk) con condizioni meteorologiche discrete ed atterrò a Tscherkov poco dopo mezzogiorno, dove era stato predisposto il terreno occorrente per l'atterraggio.
Dopo avere scaricato viveri, medicinali e caricato i feriti più gravi, ripartì per il volo di ritorno
(*) - Di circa 30.000 soldati italiani del XXXV Corpo d'Armata circondati sulle rive del Don all'inizio dell'offensiva, circa 8.000 superstiti giunsero a Certkovo dopo una drammatica ritirata. Vi rimarranno accerchiati per 18 giorni
L'equipaggio
Gli ultimi minuti di volo
I membri dell'equipaggio del trimotore Savoia Marchetti S.M. 81 erano:
Enrico Pezzi - Generale di Brigata Aerea
Prof. Federico Bocchetti - Colonnello Medico del Regio Esercito
Romano Romanò - Maggiore osservatore del Regio Esercito
Giovanni Busacchi - Tenente pilota
Luigi Tomasi - Sottotenente pilota. Nato ad Arzignano (Vicenza), il 3/7/1918
Antonio Arcidiacono - Sergente marconista. Nato a Giardini (Messina), il 4/3/1917
Salvatore Caruso - 1° Aviere Armiere
Alcibiade Bonazza - Aviere scelto marconista
Gli ultimi minuti del volo sono stati così ricostruiti:
- ore 14.13 viene effettuato il collegamento radiotelegrafico
- ore 14.15 primo Q.D.M. (rotta) 210 gradi. L'apparecchio accusa ricevuta
- ore 14.16 l'apparecchio chiede Q.B.A. (visibilità), Q.B.B. (altezza nubi) e Q.F.U. (direzione atterraggio)
- ore 14.17 secondo Q.D.M. 220 gradi. L'apparecchio risponde con A R 220 gradi alle ore 14.18
Le informazioni in nostro possesso indicano nella zona russa a 4 Km a nord-est di Juganovka, il punto dove è caduto l'S.M.81 con a bordo il Generale Pezzi, i 6 componenti dell'equipaggio ed i feriti prelevati dal campo di Tscherkov.
Le ricerche, proseguite per diversi giorni in condizioni meteorologiche proibitive, non hanno dato nessun esito.
- E' un paese della Russia.-
- 15 gennaio 1943, omamma che freddo.- dice il ragazzo.
Escono, scendono sulla Favagreca. La strada è un rettilineo che ti pare di vedere il paese laggiù. Non è così, nel punto esatto di Falò c'è un angolo ottuso, quasi piatto. La linea è spezzata.
Da questa parte il paese non si vede.
U scriviu:
arcade fire
u iornu:
mercoledì, giugno 09, 2010
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Argomento: Il romanzo del secolo